La manifestazione
Per strumenti ha una bacchetta d’ulivo e tanta umiltà e ieri ha mostrato al Tirreno il suo segreto
Professione rabdomante
Francesca Ferri
Lido Goracci da 45 anni "fiuta" l'acqua sotto terra
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GROSSETO. Impugna stretto, con i polsi rivolti in alto, il sottile ramoscello che ha staccato da un ulivo poco prima di arrivare sul campo alle porte di Grosseto. «Venga, afferri l'altro capo. Non avrà mica paura?», sorride accorgendosi della mano un po' titubante dell'incredula di turno. Un passo, due passi, tre passi. E il ramoscello, senza spiegazioni apparenti, comincia a sollevarsi. «Ecco, qui c'è l'acqua», dice come fosse la cosa più ovvia del mondo. E in mezzo minuto tre secoli di razionalità illuministica iniziano a traballare.
Lido Goracci, 67 anni, è un uomo mite e taciturno, gran lavoratore, un uomo semplice. Conduce con il figlio l'azienda di famiglia a Roselle, specializzata in ricerche idriche e impianti di irrigazione. Ed è un rabdomante. Da quando aveva 20 anni riesce a fiutare l'acqua a decine di metri sottoterra con il solo aiuto di una bacchetta di ulivo. «Perché con gli altri legni, come l'olmo, basta una gocciolina e sembra che ci siano fiumi d'acqua», spiega. Un dono? Un trucco? Una magia? La scienza ancora non ha dato una spiegazione alla rabdomanzia, e sono 5mila anni che la si attende (le prime testimonianze risalgono al 3000 a. C. in Cina e in Egitto). Ma a Lido non servono leggi fisiche o manuali di geologia.
E ieri, dopo 45 anni di attività svolta senza clamore, con migliaia di "consulenze" prestate in tutta Italia, accetta la richiesta del Tirreno di mostrare questa sua particolarissima capacità. Lo ha fatto nella campagna di Roselle, a Fonte Bianca, dove l'imprenditore Alvido Benelli sta conducendo ricerche di acqua termale. E Goracci dà una mano. «Lo faccio - spiega - dal 1966. Veramente l'avevo capito anche prima, ma non ci volevo credere. In quegli anni lavoravo con la ditta Benelli, che costruiva pozzi e che impiegava un rabdomante. Ma quando lo vedevo all'opera pensavo mi prendesse in giro». Poi, un giorno, impugna lui stesso quella bacchetta. «Non ci credevo: la bacchetta si alzò, scavarono e ne venne fuori l'acqua. A quel punto mi sono arreso anche se non ho mai sbandierato questa capacità per paura dei commenti della gente. Pure a mia moglie lo dissi solo dopo sposati, ma la prese bene».
L'evidenza è la forza della sua attività. In quasi mezzo secolo racconta di essersi sbagliato solo quattro volte. E mentre i geologi, con le loro super apparecchiature, possono al massimo decifrare il tipo di terreno e ipotizzare la presenza di acqua, lui la sentenza la dà netta: o c'è o non c'è. E se se c'è, pronostica perfino gradi, salinità, portata e profondità della falda.
Agli sguardi interrogativi di chi lo ascolta risponde impugnando la sua bacchetta e dicendo a voce alta: «Acqua calda»: tre passi e la bacchetta si alza. Torna indietro: «Acqua fredda», dice. Tre passi e non succede niente. «30 gradi»: niente; «28 gradi»: la bacchetta si impenna. Gli occhi dei presenti, cinque persone in tutto, si cercano smarriti l'uno l'altro. Ma Lido sorride.
«È questione di concentrazione», spiega. Il suo è un dono di famiglia. «Anche mia madre era molto sensibile, e così mio figlio, anche se è più debole di me», racconta. Ma debole in cosa, esattamente? Cosa rende Lido così speciale? Nessuno ha mai indagato? «Una volta - spiega - l'università di Siena voleva fare degli esperimenti. Dopo le ricerche mi sento stanco anche per quattro giorni di seguito. Ma quando ho visto gli aghi ho ringraziato e detto di no. A me fanno impressione». Quanto all'acqua "trovata" ieri, solo gli scavi diranno se Lido ha avuto ragione. Lui al momento ripone la bacchetta sul sedile dell'auto e saluta; il lavoro lo aspetta.
Lido Goracci, 67 anni, è un uomo mite e taciturno, gran lavoratore, un uomo semplice. Conduce con il figlio l'azienda di famiglia a Roselle, specializzata in ricerche idriche e impianti di irrigazione. Ed è un rabdomante. Da quando aveva 20 anni riesce a fiutare l'acqua a decine di metri sottoterra con il solo aiuto di una bacchetta di ulivo. «Perché con gli altri legni, come l'olmo, basta una gocciolina e sembra che ci siano fiumi d'acqua», spiega. Un dono? Un trucco? Una magia? La scienza ancora non ha dato una spiegazione alla rabdomanzia, e sono 5mila anni che la si attende (le prime testimonianze risalgono al 3000 a. C. in Cina e in Egitto). Ma a Lido non servono leggi fisiche o manuali di geologia.
E ieri, dopo 45 anni di attività svolta senza clamore, con migliaia di "consulenze" prestate in tutta Italia, accetta la richiesta del Tirreno di mostrare questa sua particolarissima capacità. Lo ha fatto nella campagna di Roselle, a Fonte Bianca, dove l'imprenditore Alvido Benelli sta conducendo ricerche di acqua termale. E Goracci dà una mano. «Lo faccio - spiega - dal 1966. Veramente l'avevo capito anche prima, ma non ci volevo credere. In quegli anni lavoravo con la ditta Benelli, che costruiva pozzi e che impiegava un rabdomante. Ma quando lo vedevo all'opera pensavo mi prendesse in giro». Poi, un giorno, impugna lui stesso quella bacchetta. «Non ci credevo: la bacchetta si alzò, scavarono e ne venne fuori l'acqua. A quel punto mi sono arreso anche se non ho mai sbandierato questa capacità per paura dei commenti della gente. Pure a mia moglie lo dissi solo dopo sposati, ma la prese bene».
L'evidenza è la forza della sua attività. In quasi mezzo secolo racconta di essersi sbagliato solo quattro volte. E mentre i geologi, con le loro super apparecchiature, possono al massimo decifrare il tipo di terreno e ipotizzare la presenza di acqua, lui la sentenza la dà netta: o c'è o non c'è. E se se c'è, pronostica perfino gradi, salinità, portata e profondità della falda.
Agli sguardi interrogativi di chi lo ascolta risponde impugnando la sua bacchetta e dicendo a voce alta: «Acqua calda»: tre passi e la bacchetta si alza. Torna indietro: «Acqua fredda», dice. Tre passi e non succede niente. «30 gradi»: niente; «28 gradi»: la bacchetta si impenna. Gli occhi dei presenti, cinque persone in tutto, si cercano smarriti l'uno l'altro. Ma Lido sorride.
«È questione di concentrazione», spiega. Il suo è un dono di famiglia. «Anche mia madre era molto sensibile, e così mio figlio, anche se è più debole di me», racconta. Ma debole in cosa, esattamente? Cosa rende Lido così speciale? Nessuno ha mai indagato? «Una volta - spiega - l'università di Siena voleva fare degli esperimenti. Dopo le ricerche mi sento stanco anche per quattro giorni di seguito. Ma quando ho visto gli aghi ho ringraziato e detto di no. A me fanno impressione». Quanto all'acqua "trovata" ieri, solo gli scavi diranno se Lido ha avuto ragione. Lui al momento ripone la bacchetta sul sedile dell'auto e saluta; il lavoro lo aspetta.
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