Attenzione
«Sono uscito da un'odissea di 6 anni»
Pierluigi Sposato
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BRACCIO DESTRO Tonino Ranucci con Piero Camilli allo stadio Ranucci assolto anche in secondo grado dall'accusa di estorsione, Daspo revocato
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GROSSETO. Assoluzione anche in secondo grado dall'accusa di estorsione ai danni del padre di un giocatore per la consegna del cartellino. Revoca del Daspo per i fatti di Pavia dei playoff 2005. Per Angelo Antonio Ranucci, storico braccio destro di Piero Camilli all'Us Grosseto, ora segretario generale dell'Aquila calcio 1927 in Lega Pro è la fine di un'odissea iniziata 6 anni fa. «Mi hanno fatto passare per quello che non sono, anche su certa stampa che ha dato più evidenza all'impugnazione rispetto all'assoluzione - dice - Ma la Procura ha preso un abbaglio». "Tonino" si riferisce al processo in primo grado (assoluzione perché il fatto non sussiste) e all'impugnazione del pm, che in quella circostanza era il sostituto procuratore Leopizzi. La seconda sezione della Corte di appello di Firenze aveva già assolto l'ex segretario Sandro Maffei, confermando la sentenza di primo grado. Idem per Ranucci, con sentenza depositata da poche settimane da parte della seconda sezione. All'epoca anche la Disciplinare aveva respinto i deferimenti per il cosidetto "caso Accorsi". «Ma c'è dell'altro - aggiunge Ranucci - I giudici d'appello hanno sentenziato, senza che nessuno l'avesse chiesto, che il sottoscritto nella storia specifica non poteva entrarci niente perché già uscito dall'Us Grosseto. Forse sono stato vittima di una sorta di sostituzione di persona. E comunque devo ringraziare l'amico avvocato Roberto Cerboni, che mi ha seguito e difeso». "Tonino" si sente una vittima. Anche per la vicenda del Daspo, cioè il divieto di assistere alle partite, preso dopo i tafferugli nella tribuna di Pavia: «Ma lì c'era stato un tentativo di aggressione! Il servizio d'ordine praticamente non c'era e noi lo dicemmo chiaro e tondo al questore di Pavia. Il giorno successivo ricevetti il Daspo dal questore di Pavia, poi aggravato con l'obbligo di firma da parte del questore di Grosseto, che all'epoca era Gallotti, con il consenso del pm a mio parere discutibile. Il Tar, parzialmente, e il Consiglio di stato, definitivamente, hanno praticamente revocato tutto, ma io per sei domeniche ho dovuto presentarmi alla Questura di Viterbo in concomitanza con le partite del Grosseto. Ho citato in giudizio il ministero dell'Interno e lo stesso Gallotti per i danni subiti ma la causa langue, all'italiana, negli uffici del Tar del Lazio». Passata la voglia di seguire il calcio? «Niente affatto! A parte che ho un piacevolissimo ricordo degli anni a Grosseto trascorsi con Camilli su autentici campi di battaglia (altro che i salotti della B!), mi trovo benissimo all'Aquila e quando posso vengo a vedere il Grosseto». E domenica il suo Aquila sarà a Gavorrano per la gara di campionato di Lega Pro. Ranucci, lei si sente un perseguitato? «Io voglio dire questo. Sono stato sempre un uomo di destra ma dopo queste esperienze sono diventato un berlusconiano convinto. Per capire certi calvari, bisogna viverli». Ranucci, lei però è un uomo di legge, un avvocato: sa bene che gli appelli fanno parte del "gioco" giudiziario, del libero convincimento, sono uno strumento in mano anche alle difese: «Lo so - risponde - Ma io ho vinto tutte le cause. E aggiungo anche che se non avessi avuto né il tempo né il denaro, al Tar non ci sarei mai potuto andare e mi sarei dovuto tenere il Daspo. Se sono arrivato fino in fondo, se ho avuto giustizia, è solo perché ho avuto i mezzi per farlo. Pensate a quanti devono rinunciarci...».
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