La manifestazione
La crisi di Teletirreno è iniziata nel 2008. E nel 2010, quando ha avuto il Grifone dOro, era acuta
Contributi e debiti, tutto è pubblico
Guido Fiorini
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TELETIRRENO. La sede della televisione, in via Giada Punto per punto cosa c'è dietro il licenziamento di sedici dipendenti
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GROSSETO. Mercoledì sera, Giancarlo Capecchi ha diffuso durante il telegiornale di Teletirreno, la tivù locale della quale è direttore, un editoriale sulla vicenda della crisi e dei licenziamenti che interessano l'emittente. Non è abitudine del Tirreno giudicare l'opinione di chicchessia, tantomeno quella di un collega che esercita il suo diritto all'espressione del libero pensiero. Tuttavia, il direttore di Teletirreno in quest'occasione ha più volte fatto riferimento esplicito al nostro giornale, sottolineando il ruolo e "l'accanimento" di "alcune" non meglio specificate "persone" all'interno della redazione nei confronti suoi e dell'emittente, e parlando di motivazioni "occulte" dietro i comportamenti di quelle specifiche persone. In realtà non c'è alcuna manovra, nessun disegno oscuro. Il Tirreno si occupa di questa vicenda perchè ritiene oggettivamente di interesse pubblico darne conto. E il contenuto di tutti gli articoli ad oggi pubblicati dal Tirreno sulla vicenda di Teletirreno è condiviso dall'intera nostra redazione. È condiviso in quanto esso non esprime opinabili opinioni, bensì riporta fatti dei quali esistono riscontri concreti e inoppugnabili, tutti di acclarato e fortissimo pubblico interesse. Riepilogando in sintesi ciò che il Tirreno ha scritto in queste settimane, sarà a tutti più chiara l'importanza di ciò di cui si parla. 1. Teletirreno chiude e licenzia 16 dipendenti. 2. Teletirreno scompare avendo maturato nei confronti dell'Inps un debito di poco inferiore al milione e mezzo di euro, somma alla quale si aggiungono di ora in ora interessi passivi. 3. Esiste una norma di legge per la quale qualsivoglia ente pubblico non può firmare contratti, e dunque erogare denaro, con aziende che non siano in regola con i versamenti contributivi ai propri dipendenti. 4. Ciò nonostante, alcune pubbliche amministrazioni (una lo ha ammesso esplicitamente) avrebbero firmato contratti con Teletirreno senza richiedere l'obbligatoria certificazione su tale regolarità, il cosiddetto Durc. 5. Teletirreno ha percepito in questi anni copiosi finanziamenti pubblici (Stato, Regione, Enti locali) sotto varie forme. 6. Quando gli enti pubblici erogano denaro (il denaro dei cittadini) a soggetti privati, il primo dovere della libera stampa è quello di vigilare sulla correttezza di tali erogazioni. Soprattutto se il soggetto privato beneficiario è un organo di informazione il quale a sua volta dovrebbe vigilare sui corretti comportamenti degli amministratori di quegli enti che lo finanziano. 7. Tra il 2010 e il 2011, l'emittente Teletirreno ha stipulato contratti con soggetti pubblici per cifre ampiamente superiori a quelle destinate all'altra emittente locale provinciale e a tutti i quotidiani e le riviste a carattere locale. Questo è avvenuto benché esista una norma secondo la quale, in materia di comunicazione, gli Enti pubblici devono scegliere dove investire secondo parametri precisi e anche valutando il reale valore di diffusione del mezzo prescelto per la propria attività di comunicazione: Teletirreno non ha mai avuto una certificazione accreditata del proprio bacino di utenza e dei propri ascolti, al contrario della concorrenza televisiva e cartacea, che quei dati li possiede e che pure è sempre stata messa in secondo piano dalle scelte di molti Enti. 8. Pur sollecitati con richieste formali, alcuni Enti pubblici (e qualcuno prima o poi ci spiegherà perché), non hanno voluto fornire al Tirreno l'ammontare preciso dei contratti stipulati con Teletirreno. 9. I dipendenti di Teletirreno sono stati licenziati in tronco, secondo una procedura che non il Tirreno, bensì la Cgil, il sindacato della stampa Toscana e la stessa Regione Toscana (e l'editore della tv ha anche disertato l'incontro promosso dall'assessore Simoncini) censurano e ritengono quantomeno scorretta e irrituale. 10. I beni immobili della società proprietaria di Teletirreno, compresa la sede dell'emittente, sono da tempo ipotecati. La situazione di crisi aziendale doveva essere dunque nota da anni, come testimoniano i duri rilievi mossi dai sindaci revisori dei conti sin dal bilancio del 2008. 11. In questo quadro, la società titolare di Teletirreno ha trasferito i beni rimasti in capo alla società stessa ad altre società. 12. Proprio in ragione delle ipoteche e di questi trasferimenti, quando Equitalia è arrivata nella sede di Teletirreno per pignorare beni con i quali risarcire lo Stato e i dipendenti privati del loro futuro pensionistico, non ha trovato niente o quasi da pignorare. Esiste quindi la possibilità che i cittadini italiani si vedano sottratto un milione e mezzo di euro, da un'azienda alla quale i cittadini italiani e grossetani tanto hanno dato attraverso i cospicui finanziamenti pubblici. 13. Inoppugnabile, infine, è il dovere dei giornalisti del Tirreno, di indagare in questa vicenda fino in fondo. Per molte e indiscutibili ragioni. La prima è, per l'appunto, la forte componente di denaro pubblico che ruota intorno a Teletirreno e alla sua storia. La seconda, è il numero di persone rimaste senza lavoro: nel suo editoriale il direttore Giancarlo Capecchi "minimizza" dicendo che in fondo sono solo 16; beh, per la provincia di Grosseto 16 famiglie senza salario sono in ogni caso un dramma, di enormi proporzioni. La terza è la notorietà di Teletirreno, azienda che per volontà del suo direttore si è accreditata come icona e baluardo della maremmanità: nessuno dimentica che nell'agosto 2010 sindaco, presidente della Provincia, prefetto, vescovo e tutte le autorità possibili e immaginabili conferivano a Teletirreno il Grifone d'Oro, simbolo dell'onore cittadino; e nessuno dimentica che a ritirare il premio non c'era l'editore di Teletirreno, bensì il direttore giornalistico dottor Giancarlo Capecchi, al quale dunque oggi non spiacerà condividere gli oneri, dopo aver goduto degli onori. Il Tirreno, editoriali o no, continuerà quotidianamente a seguire l'evoluzione della vicenda Teletirreno. Sarebbe infatti colpevole omissione spegnere i riflettori e lasciare soli i dipendenti licenziati, senza essere arrivati a capire fino in fondo cosa sia accaduto e perché.
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