Il Tirreno

Grosseto

Le motivazioni dei giudici di appello

«Ci sono forti dubbi sull'accertamento dell'elemento soggettivo»

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 GROSSETO. «Ai fatti contestati non si attaglia la veste del reato di estorsione». E «la ricostruzione della vicenda lascia quanto meno forti dubbi sull'accertamento dell'elemento soggettivo per Ranucci». Due passaggi delle motivazioni con le quali la seconda sezione della Corte di appello di Firenze (presidente De Franco) ha confermato l'assoluzione di Angelo Antonio Ranucci, già pronunciata dal gup con il rito abbreviato (2007), dall'accusa di estorsione, per gli almeno 1.000 euro (dei duemila pretesi) che il padre del portiere Accorsi all'epoca 19enne sarebbe stato costretto a consegnare per ottenere il cartellino e andare a giocare altrove. Sarebbe stato il corrispettivo per le spese sostenute per il contratto di addestramento ma quella somma, secondo la Procura, non doveva essere versata. Ma secondo i giudici fiorentini manca la minaccia del male ingiusto. (p.s.)

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