La manifestazione
«Andrò con le ruspe sul Chiarone»
Elisabetta Giorgi
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SINDACO. Il primo cittadino di Capalbio Luigi Bellumori Bellumori annuncia misure estreme per rimuovere il muro nel fiume
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CAPALBIO. Se gli enti tergiversano, a farsi "giustizia" da solo ci pensa lui: il sindaco in persona. E non è una semplice provocazione. «Qui i problemi ci sono davvero. Se non mi buttano giù lo sbarramento, ci vado io con la ruspa e lo sdraio da solo». È furibondo Luigi Bellumori, primo cittadino di Capalbio; e lo sbarramento delle polemiche si trova nell'alveo del fiume Chiarone. L'opera, in origine più bassa, fu costruita fa dall'Ente Maremma in mezzo al corso d'acqua che segna il confine tra Toscana e Lazio. Negli ultimi anni è stata oggetto di lavori da parte del Consorzio di Bonifica Maremma Etrusca. Ma il problema è che «quando d'estate l'acqua è poca - spiega Bellumori - lo sbarramento la trattiene e permette di alzarne il livello e agli agricoltori laziali di irrigare i campi. Quando arrivano le piene, tuttavia, i campi - specie quelli capalbiesi che sono più bassi di quelli laziali - vengono allagati». La questione, dice Bellumori, è emersa in maniera vistosa l'anno scorso quando piovve molto e i campi di decine di agricoltori si allagarono; molti furono i danni all'agricoltura e ai pascoli. «In quell'occasione - prosegue il sindaco - scoprimmo che i problemi erano dovuti a quella sorta di "chiusa"». Se il Consorzio Maremma Etrusca ha sistemato l'opera, l'alveo è di competenza del Consorzio Osa Albegna e della Provincia. Ed è a questi ultimi che il sindaco ha scritto ieri, segnalando il tutto alla Prefettura e protestando per il fatto che - «nonostante le sollecitazioni e i sopralluoghi compiuti nel dicembre 2010 dagli assessori comunali e il mese scorso dai tecnici della Provincia e quelli dei due Consorzi (Osa Albegna e Maremma etrusca) - ho constatato che nessun intervento è stato compiuto per modificare lo sbarramento». Cosa serve? «O alzare l'argine o abbassare la barriera». Il punto è che le piogge sono alle porte per cui, se non si muoverà foglia, «o mi tolgono il muro o vado con la ruspa».
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