Attenzione
Addio alla gioielleria Ricciardi
Maurizio Bernardini
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RICCIARDI. Chiude dopo 60 anni Chiude dopo 60 anni: «Solo noia. La burocrazia ci soffoca»
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GROSSETO. Nel 2012 la gioielleria Ricciardi non esisterà più. Se ne va così, senza far neppure troppo rumore, un altro dei negozi storici di Grosseto. E chissà l'effetto che farà, a chi la città l'ha sempre vissuta, il non vedere più la storica insegna affacciarsi al porticato di piazza delle catene. Certo il centro storico, che ancora attende la nascita del centro commerciale naturale, che ancora combatte le battaglie di retroguardia non per aprire, ma per chiudere, non per dare i servizi ai turisti, ma per passare i festivi a casetta, perde un altro pezzo da novanta. Signor Lido Ricciardi, partiamo dall'inizio, quando è nata la gioielleria? «Nel 1949. Mio padre fu tra i pochissimi che ebbero la fortuna di rientrare da uno dei campi di concentramento tedeschi vicino Norimberga. Avviò la propria attività come laboratorio artigianale di riparazioni, in particolare trattava gli orologi, compresa la vendita. Per lui era una grande passione. E con il tempo lo è divenuta anche per me». Perché ha deciso di abbassare per sempre la serranda? «Chiudo per noia. Noia nei confronti della burocrazia, di tutte queste leggi e tasse che soffocano le attività ingessandole. In sessant'anni non ci hanno mai fatto mettere neppure una nuova insegna esterna, non doveva sporgere. Poi mi volto e vedo orribili tubature del gas ovunque ed armadietti per l'elettricità veramente poco decorativi. Insomma, ce ne sono di cose assurde. Non si vive più, meglio chiudere». Quando scompare un negozio storico come il suo se ne va anche una parte di città. «A Grosseto Ricciardi era ed è conosciuto. Eravamo una delle ultimissime gioiellerie artigiane di alto livello presenti in città, una di quelle non strettamente commerciali. Molti degli oggetti che ho venduto sono passati sotto le mie mani, li ho plasmati, ho dato loro forme uniche e ne sono orgoglioso». Avete anche provato a vendere l'attività anzichè cessarla? «Certo, ma non abbiamo trovato chi volesse investire. Oggi quasi tutti preferiscono fare i dipendenti, sono pochissimi coloro che scelgono di rischiare qualcosa». La crisi si è fatta sentire anche nel vostro settore? «Si, e non capisco chi dice che certi ambiti non soffrono. L'Orocapital di Roma, una delle maggiori fiere del settore, è stata notevolmente ridimensionata. Segno di un forte cambiamento. Anche le vendite, negli anni, sono calate: certo, adesso noi venderemo con prezzi scontati proprio in vista di questa chiusura entro fine anno, ma oggi non si guadagna più come prima».
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