Il Tirreno

Grosseto

Anche negozi appena ristrutturati rimangono off limits per chi non cammina con le proprie gambe

«La città mi fa sentire handicappato»

Sara Landi
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OSTACOLI ovunque, in città, per Giulio e la sua carrozzina tra rampe e soglie di negozi

Un tour per la Grosseto inaccessibile con Giulio, costretto in carrozzina

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 GROSSETO. «Mi sento handicappato come mai mi sono sentito in vita mia». Parole dure, dirette, estrapolate da una nota di Facebook che rimbalza sulla bacheca dei suoi tanti amici. E scuote le coscienze. Perché in città Giulio De Paola, 33 anni da compiere il giorno di Natale, è molto conosciuto.  È uno abituato a lottare fin da quando è nato ma a volte anche i guerrieri, come lui si definisce, fanno fatica. E hanno bisogno di chiedere aiuto. La sua nota, condivisa sul social network in un pomeriggio di novembre, non poteva passare inosservata. Ma che cosa è successo?  Mercoledì Giulio si è fatto accompagnare dal padre in centro per andare a vedere un negozio aperto da poco. E così racconta l'episodio. «Sono stato in centro con babbo, come sempre, ma anche raggiungere il centro per me è un'impresa, tra una buca sull'asfalto che mi spacca la schiena e una macchina di un qualche incivile che occupa gli scivoli (spesso comunque troppo ripidi) dei marciapiedi. Poi in centro ci sono i sampietrini che sono belli, per carità, ma faccio una gran fatica a non schiantare dal mal di schiena e dai dolori alle gambe».  Ebbene, Giulio arriva davanti al negozio che voleva vedere. Ci chiede di non farne il nome, che non sia riconoscibile l'insegna nelle foto. «Io non ce l'ho con nessuno in particolare - spiega - però non è concepibile che un negozio nuovo appena ristrutturato non sia accessibile a tutti. C'è chi è in sedia a rotelle come me, ma penso alle mamme con i bimbi in carrozzina, agli anziani e mi chiedo: non siamo anche noi clienti?».  Ma riprendiamo il racconto di quella scena davanti alla soglia del negozio. «Volevo entrarci per dare un senso al mio essere uscito - scrive Giulio - ma ho trovato uno scalino che non esito a definire enorme, al punto che nemmeno con l'aiuto di babbo sono riuscito a superarlo». Nel tentativo, ricorda, la carrozzina ha rischiato di ribaltarsi all'indietro e lui si è sentito soffocare. Ma sul piano emotivo l'impatto è stato ancora peggiore.  «Mi sono sentito male, un male vero, profondo, brutto e segreto che si manifesta ogni volta che succede e che mi rimbombano in testa le parole della canzone di Vasco Rossi, "Mi si escludeva"».  Giulio ha ragione. In sua compagnia abbiamo ripetuto il suo stesso giro, guardando la città dalla sua prospettiva e coi suoi occhi. Si parla tanto e a ragione del problema dell'accessibilità di enti pubblici e del duomo, e ci si dimentica che i negozi accessibili ad un disabile sono più che una rarità.  «Mi dici che ci vado a fare in centro se non posso comprare un caffé, un libro, un cd, una felpa perché io non posso entrare, neanche con l'aiuto di chi mi accompagna?», esclama Giulio via via che passiamo in rassegna vie e piazze del centro storico. E negozi per lui off limits. «Non vale la scusa che sono palazzi vecchi concepiti quando non si ci poneva il problema delle barriere architettoniche perché via via i negozi cambiano gestione, li rimodernano o riallestiscono ma nessuno pensa a progettarli accessibili e a verificare che lo siano. Dentro diventano più belli e moderni ma uno come me resta fuori».  «Io cerco di vivere il meno possibile da handicappato - aggiunge ancora Giulio - anche perché non mi sento tale, ma così è davvero troppo: un fondo ristrutturato quest'estate apre al pubblico ma io non posso entrare. Grosseto è la mia città, la amo ma ormai non ha più senso uscire perché sono più le delusioni che le gioie».  Quello stesso giro con tanto di reportage fotografico Giulio lo aveva fatto nei mesi scorsi per la sua campagna elettorale (era candidato al consiglio comunale per Cristina Citerni con i Comunisti italiani). «Ma allora non ho voluto strumentalizzare la cosa perché non deve essere una battaglia di parte. Non è per pietismo, è una questione di civiltà e ora deve diventare la battaglia di tutti».

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