Il Tirreno

Grosseto

Un tesoro sotto il Duomo, scoperti tremila pezzi tra brocche e ceramiche

Sara Landi
Un tesoro sotto il Duomo, scoperti tremila pezzi tra brocche e ceramiche

Reperti del'400 nel pozzo esplorato dagli speleologi Un'équipe di archeologi ha coordinato i lavori

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GROSSETO. E' ancora presto per stimare il loro valore artistico ma i nuovi ritrovamenti sotto la Cattedrale di San Lorenzo presentati ieri mattina in anteprima assoluta ad un pubblico di istituzioni e addetti ai lavori (ma tanti sono stati anche i cittadini comuni che non sono voluti mancare all'evento, ndc.) serviranno senz'altro a scrivere una pagina nuova della storia del Duomo e in generale della nostra città.

Da un pozzo a cui si accede dal famoso vano ipogeo scoperto l'anno scorso (e localizzabile in corrispondenza all'incirca dell'altare, sotto il presbiterio) dopo una scrupolosa e avventurosa bonifica fatta dagli speleologi sono stati portati infatti alla luce oltre 3300 reperti tra mattoni, frammenti di brocche e altre ceramiche.

Così come resti botanici e zoologici che una volta esaminati potranno dire qualcosa in più sulla flora e la fauna del periodo. Il pozzo sotto il Duomo e il suo contenuto riportano infatti indietro nel tempo fino al primo Quattrocento. La Diocesi di Grosseto ha affidato il coordinamento tecnico dei lavori all'architetto Barbara Fiorini (definita da don Franco Cencioni «il deus ex machina del progetto»).

La Fiorini si è avvalsa della collaborazione di un team di speleologi della Società naturalistica speleologica maremmana guidati da Carlo Cavanna. Sono stati loro a calarsi fisicamente nel pozzo, all'inizio pieno di acqua e melma, e a ripulirlo completamente, paiolina dopo paiolina, ciascuna portata in superficie grazie ad una carrucola.

Il contenuto di ogni paiolina è stato poi passato al setaccio e ha restituito quei materiali e quei frammenti che ora sono sotto la lente attenta degli studiosi. E anche in questo caso si lavora in team perché c'è bisogno del parere dell'archeologo così come di quello del geologo ma servono anche le mani sapienti dei restauratori (tra loro una grossetana, Simona Pozzi) per mettere insieme quelli che presi singolarmente sono solo dei cocci ma che assemblati restituiscono la forma di un vaso, di un coperchio, di un'anfora.

La maggior parte sono infatti oggetti della vita quotidiana che hanno a che fare con la dispensa, con la conservazione delle bevande o con la cottura dei cibi. Questo, insieme al ritrovamento di monete e tessere mercantili e alla tipologia della struttura, fa pensare - ma è ancora solo una delle ipotesi al vaglio - ad un locale di tipo commerciale. «Forse non sono ritrovamenti eccezionali in assoluto - ha detto il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, introducendo la presentazione del cantiere in corso - ma sono fondamentali perché documentano le origini della nostra città».

Monsignor Agostinelli ha voluto anche evidenziare due peculiarità di questo specifico progetto: il fatto che le tre Soprintendenze interessate (Beni archeologici, Beni storici, artistici e etnoantropologici e Beni architettonici e paesaggistici) hanno lavorato in tandem al progetto mettendo in piedi una équipe multidisciplinare e dando un contributo specifico ciascuna per le sue competenze. L'altra particolarità è la presenza di due sponsor privati che come novelli Mecenate hanno fin da subito sostenuto il progetto. Si tratta della ditta Busisi Ecologia e della Banca della Maremma. E, si capisce dalla nota della Curia, la porta è sempre aperta per altre imprese o enti disponibili a seguire questo esempio e contribuire alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico grossetano.

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