Il Tirreno

Grosseto

L'allarme della Lega Nord «Non va la prevenzione aumenta la tubercolosi»

Il consigliere Lazzeri del Carroccio punta il dito sui casi raddoppiati, in particolare per gli stranieri

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 GROSSETO. Troppi casi di tubercolosi a Grosseto. L'allarme-denuncia arriva dal consigliere regionale della Lega Nord Gian Luca Lazzeri che ha presentato un'interrogazione all'assessore Daniela Scaramuccia, mettendo a confronto l'anno 2010 e il primo semestre del 2011. I dati riportati dall'assessore regionale parlano di un aumento su scala regionale del 20%. «I numeri - dice l'esponente del Carroccio, che è membro della IVº commissione Sanità - non sono affatto confortanti. Nella nostra regione, sono 6733 i casi complessivi nell'anno 2010 e nel solo primo semestre 2011 ben 3950. Basta proiettare il dato al 31 dicembre 2011 per prevedere un incremento dei malati di circa il 20%. Circa il 10% del totale dei malati sono stranieri».  Nella risposta dell'assessore, i dati più rilevanti riguardano soprattutto la tubercolosi, la malaria, la diarrea infettiva e l'epatite C. «L'andamento specifico dell'Asl 9 di Grosseto - prosegue il leghista - è il migliore su tutta la regione ma certamente non si può essere confortati dati generici quando si vede che i casi di tubercolosi sono raddoppiati dal 2010 al primo semestre 2011, così pure i casi di morbillo, di parotite endemica, di salmonella, e quasi raddoppiati anche quelli relativi alla scarlattina. Anche le più comuni malattie esantematiche, sia virali che batteriche, sono in notevole aumento».  Lazzeri se la prende con la prevenzione che non funzionerebbe. «La tanto sbandierata prevenzione - attacca Lazzeri -, ha fatto un fiasco clamoroso, proprio con quelle infezioni che sono facilmente contenibili anche solo con piccole attenzioni quotidiane. Sembra che le dimissioni veloci siano una moda dilagante e progressiva anche per i piccoli pazienti che una volta si facevano la quarantena per le malattie esantematiche, ora se la cavano con pochi giorni di riposo. Eppure queste sono malattie per le quali i bambini vengono vaccinati. La questione fa riflettere. Qualcosa non ha funzionato».

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