Il dolore
Carcere di via Saffi, l'igiene è un disastro
Maurizio Bernardini
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VISITA Il presidente Marras e il presidente del consiglio provinciale Martini di fronte allingresso del carcere di via Saffi Non ci sono soldi per riparare tre sciacquoni rotti
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GROSSETO. Lo stato di salute delle carceri è un fattore importante per valutare il grado di civiltà di un Paese. Che gli istituti penitenziari italiani siano messi veramente male è cosa nota: tra amnistie ed indulti la situazione, di anno in anno, è rimasta sempre la stessa ed anzi, è peggiorata. E' in questo contesto che il presidente del consiglio provinciale Sergio Martini e della Provincia grossetana Leonardo Marras, hanno scelto di visitare i centri detentivi di Grosseto e Massa Marittima. Partiamo dalla struttura massetana: attualmente sono una quarantina i reclusi in quello che è, a tutti gli effetti, un carcere di discreto livello. I detenuti presenti rispondono a determinati requisiti tra cui una pena massima residua da scontare di cinque anni e l'assenza di particolari patologie e tossicodipendenze. Ogni cella ospita al massimo due carcerati ed il rapporto tra servizi igienici e persone è praticamente di uno ad uno. Anche gli esponenti politici che lo hanno visitato, accompagnati dal direttore del centro penitenziario Carlo Mazzerbo, parlano di buoni standard qualitativi: «Qui - sottolinea Martini - il recupero degli individui ad una vita sociale adeguata è realmente fattibile e facilitato». Tutta un'altra storia quella dell'istituto grossetano di via Saffi: perennemente sovraffollato, solo in questi ultimi tempi si è giunti ad una riduzione delle presenze, smistate presso altre strutture. La casa circondariale del capoluogo accoglie attualmente 25 detenuti, di cui il 60 per cento stranieri, ed altrettanti operatori delle forze dell'ordine. I carcerati provengono da qualunque tipologia di reato e passano dalla libertà alla detenzione in questa struttura in attesa di essere tradotti altrove. Le celle grossetane ospitano sino a cinque detenuti ognuna ed i servizi sanitari sono precari: «La spesa concessa per l'igiene della persona ammonta a trecento euro annui - sbotta Marras - ditemi se secondo voi con questi soldi è possibile tenere in condizioni dignitose un edificio dove sono presenti una cinquantina di cittadini». La situazione, al netto delle presenze finalmente ridotte, resta infatti molto difficile. A ricordarlo è anche l'attuale direttrice del carcere Cristina Morrone che denuncia: «Abbiamo tre sciacquoni rotti da diverso tempo e non ci sono i soldi per aggiustarli. La carta igienica ed i detersivi poi, spesso, ci vengono donati dalla Caritas». Molto duro il commento del presidente Martini che giudica «maggiormente complicato il piano di reinserimento sociale per chi è costretto a sostare nel complesso grossetano». Tutto negativo dunque? No, esistono anche note buone, come l'erogazione di fondi per borse di lavoro dedicate ai detenuti, un frutto tangibile dell'interesse della Provincia che ha stipulato una convenzione ad hoc con gli istituti detentivi. Un'iniziativa premiata anche a livello regionale. Tre carcerati ormai usciti, inoltre, hanno potuto firmare un contratto a tempo indeterminato con aziende locali, proprio in seguito a progetti di reinserimento sociale. Esclusi questi fattori positivi il carcere di Grosseto risulta, comunque, obsoleto ed inadeguato. Lo stesso ministro della Giustizia del Governo Prodi, Giovanni Maria Flick, nel 1997, chiuse la casa circondariale del capoluogo perché fuori norma. Riaperta l'anno successivo la struttura non è mai più stata adeguata pienamente alle normative vigenti. «Certo, la soluzione ottimale sarebbe costruire un nuovo carcere - puntualizza Marras - il terreno era stato individuato, ma non sono più giunte risposte da Roma. Con questi chiari di luna - conclude - sarebbe già tanto se si riuscisse a risolvere qualche problema di gestione ordinaria».
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