Il Tirreno

Grosseto

Teletirreno, Equitalia pignora

<b>IL DIRETTORE</b> Capecchi in uno dei suoi editoriali
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IL DIRETTORE Capecchi in uno dei suoi editoriali

Visita dell'agenzia in sede, ma non ci sono più beni disponibili

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 GROSSETO. Due o tre auto consumate da migliaia di chilometri percorsi non basteranno a Equitalia per ricolmare il debito di quasi 2 milioni di euro che Teleradio Center, la società di Piero Barbagli proprietaria di Teletirreno, ha con l'erario. Eppure è questo, o poco più, quello che il personale dell'azienda di recupero crediti per conto dello Stato ha trovato giorni fa negli studi di via Giada, dove era andato per pignorare il pignorabile da mettere all'asta.  Tutto il grosso dell'attrezzatura, infatti, potrebbe essere "passato" alle neonate filiali di due società amministrate dallo stesso Barbagli, Telegest srl e Cpv (Centro produzioni video) srl, entrambe costituite l'11 ottobre scorso in via Giada.  Teleradio Center, che già qualche anno fa aveva venduto dei beni immobili in suo possesso cedendoli a un'altra società, a questo punto non possiede praticamente più niente tranne, appunto, qualche auto usata per i servizi esterni e poco altro. Appare molto difficile, per lo Stato e per i dipendenti, riprendere possesso del denaro che Teleradio Center deve loro.  Il debito. Teleradio Center, la srl di Piero Barbagli, è da tempo in fortissime difficoltà. Ha da anni i bilanci in rosso, non è in regola con il pagamento dei contributi ai dipendenti, non ha partecipato all'assegnazione di frequenze digitali e il 21 novembre chiude. Lo staff è già stato licenziato ed è di ieri la notizia che 7 dei 16 dipendenti hanno fatto vertenza. Tra contributi, tasse e cartelle esattoriali non pagate, l'azienda ha accumulato un debito enorme, di un milione e 500mila euro. Con gli interessi di mora, che si applicano allo 0,015 per cento al giorno, il debito è quantificabile, oggi, intorno a 1 milione e 900mila euro.  La Fornace. Per recuperare i crediti, Equitalia si muove con pignoramenti o ipoteche su, nell'ordine: immobili, beni mobili registrati (auto, aerei, barche), altri beni mobili (dai soprammobili agli arredamenti), conti correnti. Teleradio Center possedeva, fino al 2005, la sede di Teletirreno, l'edificio che si trova nello spazio tra via Giada e via Opale e che è registrato su via Opale. Nel 2005 l'edificio è stato venduto alla società La Fornace srl, con sede a Siena, la cui titolare è Pierina Corbinelli, classe 1914. Dunque per Equitalia non è possibile recuperare il debito pignorando beni immobili perché l'unico a disposizione non appartiene più a Teleradio Center ma a La Fornace, e già da diversi anni.  Telegest srl. Più recente l'ostacolo che impedisce a Equitalia di pignorare a Teleradio Center i beni mobili. Lo scorso 10 ottobre, infatti, in via Giada è nata la filiale grossetana di Telegest. Telegest è una società nata nell'agosto del 2010 dalle ceneri di Telegest Italia, a sua volta fondata nel 1991 e la cui amministratrice era la signora Corbinelli. La nuova Telegest, che ha sede negli stessi locali di Telegest Italia a San Martino nel comune di Monteriggioni, in provincia di Siena, è di proprietà dei due figli di Piero Barbagli, Alessandra e Davide. Amministratore è lo stesso capofamiglia, Piero. Nonostante l'amministratore sia lo stesso, Telegest non è Teleradio Center; gli eventuali beni di sua proprietà non potrebbero essere impiegati per ripianare il suo debito.  Cpv srl. Lo stesso giorno in cui è nata la filiale grossetana di Telegest, ha preso vita anche la filiale, anch'essa grossetana, della Centro Produzioni Servizi, società fondata nel 1999, "coinquilina" di Telegest a San Martino, amministrata, anch'essa, da Piero Barbagli e con gli stessi proprietari di Telegest, più Giorgina Santi. L'11 ottobre la società ha aperto la filiale in via Giada. In questo intricato quadro societario, Equitalia per ora non riesce a individuare se esistano beni disponibili e a chi eventualmente facciano capo. Per questo al momento si astiene dal fare pignoramenti.  L'ennesima brutta notizia, dunque, per i dipendenti, che fra un paio di settimane si ritroveranno a casa, senza i contributi versati e senza lavoro. E una brutta notizia per lo Stato che, con questi miseri pignoramenti, difficilmente riavrà i suoi soldi.

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