Sicurezza
LA REPLICA
«Macché sfruttamento Il Palio di Siena è un simbolo e un cerimoniale storico»
F.B.
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FUORICLASSE. Fedora durante il Palio di Siena 3 MINUTI DI LETTURA
CASTEL DEL PIANO. Il palio di Siena è un cerimoniale e un simbolo storico e i cavalli sono atleti professionisti. Solo partendo da questi presupposti si può comprendere cosa vuol dire rispetto per il cavallo che è protagonista indiscusso della carriera senese. Augusto Posta, il proprietario di Fedora Saura, la cavalla che ha vinto ben tre palii in piazza a Siena e che è stata allenata a Casteldelpiano, non ci sta alle critiche di Giacomo Bottinelli della Lav, che aveva messo in dubbio come l'uscita di scena di Fedora fosse un segno di rispetto del padrone nei suoi confronti. «Le farà fare la fattrice invece di correre? Così ci guadagnerà con la vendita di altri cavalli destinati alle corse», sosteneva Bottinelli. Ma Posta non si sente affatto in difetto: anzi. E lo dice a chiare lettere: «Il dato di partenza - esordisce Posta - è che il palio di Siena è una manifestazione particolare e racchiude e simboleggia la storia, la cultura, le tradizioni del popolo senese e per me che sono di Siena questo è elemento incontrovertibile. Il palio è vita e non è virtuale, è passione, amore, competizione, è la vita stessa di una comunità e dei secoli della sua storia. Protagonista di questa giostra è il cavallo. Così chi rispetta, come i senesi, questa festa, rispetta prima di tutto il cavallo». «Fra l'altro - afferma Posta - soprattutto negli ultimi 10 anni il Comune senese ha rafforzato il monitoraggio sia sui cavalli che corrono il palio che sulla sicurezza della pista. Fin da febbraio i cavalli sono visitati dall'équipe veterinaria apposita e quelli che non sono adatti alla corsa per varie ragioni, fisiche e psicologiche, sono scartati. Nella pista, poi, rigorosa è la sorveglianza sul fondo: il tufo deve essere compresso, umido al punto giusto e nelle curve di San Martino e del Casato sono stati, di recente, sistemati materassi identici a quelli che vengono utilizzati per le corse di formula Uno». «Voglio dire - continua Augusto Posta - che tutta l'organizzazione ruota attorno al benessere del cavallo e alla minimizzazione dei rischi che pur tuttavia vi sono, come vi sono in tutti gli sport e le attività umane. Un evento straordinario come il palio di Siena non si può ridurre a una serie di osservazioni che non tengono conto della festa senese e del suo valore». E qui Posta affronta l'altra accusa di speculazione di cui è stato oggetto: «Se avessi voluto speculare - dice - avrei continuato a far correre Fedora Saura, a tenerla sul mercato. La cavalla è integra, sta bene e sarebbe in grado di scendere ancora in piazza. Ma non l'ho voluto fare proprio per rispetto dell'animale. Perché farle fare la fattrice è rispettarla. Cosa deve fare un cavallo che non partecipa a gare? Pascola e si accoppia. Più naturale di così...». Ma Posta aggiunge anche altro alla replica nei confronti dell'esponente della Lav: «I guadagni a far correre il palio a un cavallo sono pochi - afferma - Se si pensa che come rimborso dall'amministrazione di Siena ho ricevuto 2700 euro, si comprende che le critiche che mi ha mosso Bottinelli non reggono. Per seguire un cavallo come Fedora ci vuole ben altro. 2700 euro non sono sufficienti nemmeno per il maniscalco. E certo per mantenere un cavallo che è un atleta professionista ci vogliono veterinari, maniscalchi, occorrono spostamenti, allenamenti, allenatori. E soprattutto ci vuole passione e rispetto per l'animale». «Che io - assicura Posta a Bottinelli - ho di certo, senza se e senza ma. Con questo - conclude - le mie spiegazioni le ho date e ritengo la questione chiusa qui».
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