Proteste
Rubavano attrezzi agricoli e poi chiedevano soldi ai proprietari per restituirli
Furti in campagna: 8 davanti al giudice
◗
LINDAGINE. Dei carabinieri "Operazione Sbercio" in tribunale, arrivano i patteggiamenti
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Prima ci sono state le condanne, quelle con il rito abbreviato. Poi i patteggiamenti. L'operazione "Sbercio", condotta dai carabinieri del nucleo investigativo provinciale e da quelli della compagnia di Massa Marittima. Un'operazione che portò alla luce l'esistenza di una vera e propria banda che faceva razzia nelle campagne: attrezzature agricole, soprattutto, ma anche bestiame. E poi, le estorsioni, per restituire ai legittimi proprietari quello che era sparito dai loro cantieri e dalle azienda, tutte tra Massa Marittima e Gavorrano fra il 2006 e il 2008 con incursioni a Follonica, Scarlino, Castiglione della Pescaia e Grosseto. Escavatori e macchine operatrici ma anche oggetti di antiquariato e animali come capre, vitelli e agnelli facevano parte della refurtiva. In tutto 14 le persone coinvolte. Quattro vennero arrestate e altre denunciate o sottoposte a misure cautelari come l'obbligo di dimora. In manette finì il pastore Gianni Alfonso, 49 anni di Gavorrano. Lui ha scelto di patteggiare 2 anni di reclusione. Il giudice ha concesso la sospensione della pena. A lui sono attribuiti una serie di furti oltre ad un paio di tentate estorsioni. Una fu contro un imprenditore follonichese, Gerardo Ranieri, al quale venne rubato un fucile per il quale Gianni Alfonso chiese denaro in cambio della restituzione. Ma l'imprenditore non accettò e lo denunciò. Ha patteggiato anche Giuliano Aronne, 33 anni di Valpiana che nel 2009 finì in manette con le accuse di furto, ricettazione e falso. Lui ha patteggiato un anno di reclusione e non beneficia della sospensione della pena a causa di una sentenza passata in giudicato nel 2008. Il carcere è, però, stato sostituito con due anni di libertà controllata. Condannata a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, con con la sostituzione della pena detentiva in pena pecuniaria, la madre di Aronne, Graziella Vanni per il reato di falso. Aveva prodotto una fattura falsa per attestare che cavi e tubi, sequestrati dai carabinieri durante un sopralluogo, non erano provento di furto ma acquistati. Lo fece per chiedere al tribunale del riesame il dissequestro del materiale. Ma i giudici non caddero nel tranello e la Procura la indagò per falso. Hanno patteggiato anche Gaetano Di Stefano un mese e 27 giorni di reclusione trasformati in pena pecuniaria. Giovanni Giovinazzo due anni di reclusione e Pierandrea Erriu un anno. Sei mesi per Ariano Mezzetti tutti con sospensione condizionale della pena. Franco Mugnaini tre mesi di reclusione trasformati in pena pecuniaria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
