Sicurezza
Il presidente Ulivieri: «Visiteremo i Comuni del nord per imparare, più servizi per i cittadini»
Unione montana: si parte dalla scuola
Fiora Bonelli
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LA COMUNITÀ. È nata lUnione dei Comuni montani Tante le novità negli accorpamenti della pubblica amministrazione
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CASTEL DEL PIANO. Fatta l'Unione speciale degli 8 comuni amiatini, alcuni giorni fa, con l'elezione unanime alla presidenza di Franco Ulivieri, adesso è tempo di cominciare a lavorare e non è semplicissimo. «Questo - afferma Ulivieri - è un processo rivoluzionario e radicale. È in gioco la riorganizzazione di governo di tutta la pubblica amministrazione comprensoriale». Presidente, che lettura politica dà di questa nuova creatura? «È nata su condivisione bipartisan e il voto unanime sulla mia figura è segno di volontà da parte di tutte le forze politiche di sentirla come potenzialità forte per l'Amiata. Una speranza, insomma, per tutti, di resistere e di poter dire la nostra come territorio unitario». Ma rispetto alla vecchia Comunità Montana, cos'è l'Unione? «La grande novità sta nel fatto che l'Unione acquisisce funzioni comunali, ma per un segmento di attività, ricalca quelle della vecchia comunità e come questa ha le funzioni delegate dalla regione di agricoltura, forestazione, bonifica. E proprio per questa ragione è stata mantenuta la struttura-tipo dell'ex comunità montana». Ma essendoci funzioni comunali delegate, il ruolo dei sindaci sarà maggiore in seno all'Unione? «Il ruolo dei sindaci è rafforzato di certo, tanto che la Conferenza dei sindaci è l'organo di governo più rappresentativo nell'Unione. Proprio questo è il nodo cruciale, per noi favorevole: che partiamo col nuovo, ma con l'esperienza storica della Comunità montana, un modello di governo che negli ultimi 20 anni ha dato grossi risultati». Ma una governance unitaria di 8 comuni, non porterà alla perdita di autonomia municipale? «No, assolutamente. Bisogna essere abili a rafforzare la rete delle municipalità, ma a tenere recise le loro identità e autonomie. Infatti a ogni comune resterà il suo personale (con poche eccezioni), quindi anche un contenuto umano sostanziale. Quello che avviene, tanto per esemplificare, a livello di Europa: dove gli Stati appartengono a una comunità, ma nessuno mette in discussione l'autonomia dello stato e dove, di contro, l'appartenenza a quella comunità impone dei doveri e delle condivisioni. E va detto che in questa fase ogni comune manterrà un suo proprio bilancio». Ma delle modifiche sostanziali ci saranno, perché sono le funzioni comunali ad essere trasferite. Da dove si parte? «Il lavoro è su due livelli: sul livello dei servizi di back office e sul front office. Di questo servizio tutti i comuni si dovranno dotare, utilizzando il modello già in atto a Castel del Piano. Il front office deve essere interconnesso col back office e tutto questo deve diventare una rete dove il cittadino trovi una risposta alle sue richieste. La parola d'ordine sarà semplificazione». Quali deleghe i comuni cominceranno ad affidare all'Unione? «Siamo in fase di scelta, ma c'è la volontà politica di iniziare con l'educazione scolastica, ambito nel quale la funzione era già esercitata parzialmente dalla Comunità Montana e dove il lavoro è a uno stato avanzato; e poi la viabilità e i trasporti. Poi nel 2012, il resto». Una simile riorganizzazione dell' amministrazione appare radicale. Non troverete difficoltà? «E' un processo rivoluzionario. Credo che andremo a visitare realtà, soprattutto al nord Italia, dove le unioni sono già collaudate. Siamo consapevoli che ci potrà capitare qualche passaggio particolarmente arduo, ma questo non ci intimorisce. Il nuovo sistema che sta nascendo significherà dare servizi e non solo certificati. Anche servizi di consulenza. Non è utopia, è un obiettivo che adesso stiamo cominciando a mettere a fuoco».
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