Sicurezza
Si stimano investimenti per oltre 900mila euro per modificare i box. E cè chi chiede la proroga
Parte la rivoluzione dei pollai
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POLLAI La nuova normativa riguarda gli animali allevati in batteria Le gabbie vanno allargate: spese ingenti, protestano gli allevatori
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GROSSETO. Rivoluzione in arrivo per gli allevatori di galline da uova della provincia di Grosseto. Dal nuovo anno, come tutti i pennuti europei, anche i polli grossetani avranno gabbie più ampie e una serie di dispositivi per rendere più "umana" la detenzione negli allevamenti di produzione delle uova. Una novità che arriva da Bruxelles e che impone agli allevatori investimenti enormi per convertire o sostituire i vecchi box con i nuovi. Per le circa 70mila galline allevate attualmente a livello industriale nel territorio (il numero cambia a seconda del momento della produzione), si parla di uno sforzo di investimento di 910mila euro. Ecco cosa succede. Il 1º gennaio 2012 entra in vigore la direttiva 74 del Consiglio europeo che "allarga" le gabbie delle galline ovaiole dagli attuali 550 centimetri quadrati - meno di un foglio A4 - a 750. I box avranno anche nido, lettiera, trespolo e gratta unghie. Solo il 44,1 per cento degli allevatori italiani ha installato le nuove gabbie. E a Grosseto? Anche qui non tutti sono pronti. «Sono 40 anni che facciamo questo lavoro e vorremo continuare ma queste normative nella pratica non funzionano e non c'è modo di chiarire alcuni aspetti», spiega Luca Giorgi della "Antonio Giorgi" di Piancassini a Seggiano, 8mila galline all'opera e disponibilità per 12mila capi. «Tanto per cominciare, l'industria che produce le attrezzature non ne fa abbastanza. Poi per questo aggiornamento bisogna bloccare un ciclo di produzione, fermando tutto l'indotto. Abbiamo chiesto chiarimenti a Bruxelles tramite Assoavi di Forlì, dove c'è il più grande distretto d'Italia di produzione ovicola, e in via precauzionale abbiamo chiesto una proroga». Alla "Camparelli Mauro" in località Imposto, a Montiano, nel Comune di Magliano, si sono attrezzati per tempo ma, come i colleghi, non sono entusiasti. «Abbiamo due capannoni - spiega il signor Mauro, anche lui produttore da 40 anni - uno è a norma da maggio, l'altro lo faremo a gennaio quando rinnoviamo il ciclo di produzione. Ma avere gabbie più grosse significa occupare più spazio e quindi avere meno galline. Nel primo capannone da 9.600 siamo passati ad allevarne 8mila; nel secondo da 3.750 a 2.700. Significa che se prima riuscivamo a produrre 13mila uova al giorno, ora ne facciamo 2.100 in meno». C'è poi un altro motivo per il quale la produzione è scesa. «Mettendo il nido in gabbia - spiega Camparelli - la gallina deposita lì tutte le uova che dunque si rompono più facilmente. Lo scarto è del 3-4 per cento al giorno». Adeguare una gabbia già predisposta costa pochi euro a gallina; farne una nuova - spiegano gli allevatori maremmani - costa sui 13 euro a capo. Moltiplicato per le 70mila galline fa una cifra da capogiro: 910mila euro. Ovo Rosso in località Acquisti, a Batignano, è l'azienda più grande, con una capienza di 100mila galline. «Abbiamo aderito al piano di adeguamento - spiega Erica Serpi dall'azienda - e la nostra attuale produzione, di 50mila galline, avviene già secondo i nuovi criteri. Stiamo portando a ultimazione anche quattro nuove strutture, ma pensiamo di mettere tutto a terra».
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