Il Tirreno

Grosseto

Il ricordo commosso degli amici all’obitorio

Un ragazzone d'oro innamorato dei suoi figli

Claudia Della Verde
<b>GIANCARLO </b>(al centro) scherza con i suoi amici
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GIANCARLO (al centro) scherza con i suoi amici

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 ORBETELLO. Un tragico episodio che ha sconvolto il paese di Orbetello. Giancarlo Carotti era un ragazzo conosciuto da tutti, così come la sua famiglia, di antiche tradizioni orbetellane. I suoi amici, stretti in un dolore muto, appena appresa la notizia, non trovano le parole per descrivere il loro stato d'animo.  «Sicuramente amava la vita e gli piaceva stare in mezzo alla gente» dice Luigi, che aveva avuto modo di conoscerlo bene. Proprio questo suo spirito socievole lo aveva spinto, quasi tre anni fa, ad avviare con il fratello Alessandro e un'altra socia, un'attività di bar, pub e paninoteca a Neghelli. «Giancarlo era un ragazzo estroso e sempre pronto allo scherzo- proseguono gli amici - oltre ad essere un ottimo imprenditore». Lui e il suo gruppo erano riusciti nella scommessa di far tornare a vivere un locale che, nel corso degli anni, sembrava essere dimenticato dai giovani orbetellani. Con un po' di estro e molta buona volontà, l'aspetto di "El Fiammingo", già "Tropicana" e "Niagara", era stato rivoluzionato, diventando nuovamente il riferimento serale e notturno per un panino prima di andare a letto. L'impresa era poi stata allargata con la gestione, sempre insieme al fratello e ad nuovo socio, del "Mamalo Caffè", bar nel cuore di Orbetello. Gli amici, ieri, sono corsi all'obitorio, dove è stata composta la salma di Giancarlo, a disposizione dell'autorità giudiziaria.  Lo ricordavano, ieri, stretti in un dolore grande ma composto. «Lascerà un enorme vuoto - dicono - lui aveva sempre il classico atteggiamento da fratello maggiore, un po' spaccone, un po' strullo ma sempre disponibile ad ascoltare e consigliare». Giancarlo non era infatti diverso da come appariva a tutti: amicone, amante dei suoi due bambini, Sara e Leonardo, ma con i piedi per terra per quanto riguardava il suo lavoro. Anche chi non era intimo con lui lo descrive come un ragazzone che riusciva a fare gruppo, a creare intorno a sè amicizia e simpatia. «Parlava sempre con noi mentre eravamo al bar - ricordano alcuni giovani di Orbetello - e riusciva automaticamente a entrare nella compagnia. Conosceva tutti e per tutti aveva un sorriso».

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