Tentato omicidio. Il conosciuto titolare dellautosoccorso era stato aggredito nella notte dellEpifania 2010
Caso Marzocchi, chiesta l'archiviazione
Pierluigi Sposato
◗
AGGRESSIONE Roberto Marzocchi e il sopralluogo della polizia la notte tra il 5 e il 6 gennaio 2010 Il pm: nessun elemento dal dna né dalle altre indagini per sostenere l'accusa
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. La sera dell'Epifania 2010, a Marrucheto, Roberto Marzocchi era stato aggredito a colpi di pala e ferito alla testa. Era rimasto per 17 giorni in rianimazione, in stato di coma. Da lesioni gravi, l'ipotesi accusatoria era passata a quella ben più grave di tentato omicidio. Ma né gli accertamenti sul dna né altre indagini hanno consentito di stabilire le responsabilità dei due indagati. Così il pm Giuseppe Coniglio ha chiesto nelle passate settimane l'archiviazione per Gabriela Catana, 42 anni, la sua compagna che quella sera era con lui, e Daniel Ionel, connazionale della donna, sospettati di aver avuto un ruolo nell'aggressione del conosciutissimo titolare dell'autosoccorso, oggi 59 anni. «Le risultanze investigative contenute nell'informativa conclusiva della sezione di polizia giudiziaria non sono idonei a sostenere l'accusa», ha messo nero su bianco il sostituto procuratore. Adesso il fascicolo è nella cancelleria del gip, in attesa di un provvedimento che accolga la richiesta o disponga nuove indagini. Da quelle finora effettuate non sono arrivati elementi tali da stringere il cerchio sui due, che furono messi sotto torchio dalla polizia subito dopo il ferimento. Gabriela Catana aveva sempre detto che insieme a Roberto era stata vittima di una rapina da parte di due persone. Testimonianze l'avevano invece collocata lontana da Marrucheto. La difesa aveva chiesto al gip Marco Mezzaluna un incidente probatorio di carattere genetico: il 10 maggio 2010 il giudice aveva chiesto a un esperto di Catania, il dottor Elio Inzirello (lo stesso incaricato di compiere accertamenti in merito al dna di Arzu nell'inchiesta sull'assalto al furgone portavalori a Valpiana), di compiere ricerche di tracce di dna sui reperti di Ionel, difeso dall'avvocato Cecilia Dragotta, e di Catana, assistita da Tommaso Galletti. Una ricerca incrociata: perché l'esperto avrebbe dovuto anche ricercare tracce dei due stranieri sulle cose di Marzocchi. Inzirello aveva preso in esame una serie di indumenti. Sui vestiti e sulle scarpe di Ionel aveva riscontrato profili contaminati da più persone e comunque non confrontabili con quelli a disposizione. Non era stato trovato sangue. I vestiti di Marzocchi erano risultati intrisi di muffa e contenevano acqua e sangue dell'uomo. Un capello del titolare dell'autosoccorso era stato ritrovato poi sul suo cappello. E infine, nessun profilo era stato individuato sulla scarpa sinistra di Ionel. Marzocchi era stato portato al policlinico delle Scotte a Siena: era rimasto in coma, in rianimazione, fino al 21 gennaio. Poi la figlia Francesca aveva dato la notizia: «Si è svegliato, mi ha riconosciuto con un cenno della testa». La squadra mobile aveva continuato le indagini, non escludendo alcun tipo di pista, verificando ogni possibile connessione e qualsiasi particolare. Il sostituto procuratore ha quindi esaminato le carte dell'inchiesta e, ad agosto, ha formulato al gip la richiesta di archiviazione. Gli aggressori di Roberto Marzocchi, quelli che secondo l'ipotesi di accusa avevano addirittura cercato di ucciderlo, non hanno ancora un volto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
