Il dolore
«Siamo messi peggio che nel 1966»
Alfredo Faetti
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NEL 1966 E OGGI. In alto a sinistra la zona del Casalone allagata dove adesso ci sono le urbanizzazioni delle vie degli Attori (a destra) e il nuovo centro commerciale e, sotto, via Giotto, si vede bene lo stadio, sommersa dallacqua e le ultime case realizzate nella stessa strada (a destra) Ombrone, l'allarme di Bonifazi: se esonda sommersi interi quartieri
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GROSSSETO. E' già avvenuto, nel '44 e nel '66. L'Ombrone può uscire dai propri argini, facendo danni enormi se non di peggio. Un rischio che viene sfiorato ogni anno, dice il sindaco Emilio Bonifazi, che dal 2006 prova a richiamare l'attenzione di Governo e Regione per la realizzazione d'interventi urgenti. Nessun allarmismo, ma i fatti avvenuti in Lunigiana e Spezzino prima, e a Genova poi, aprono il capitolo "rischio alluvione" anche in Maremma. «In effetti l'Ombrone ci fa stare in pena» dice l'assessore alla protezione civile Fernando Pianigiani. L'argomento è serio e riguarda soprattutto la valle del fiume e la città di Grosseto, costruita nell'arco degli anni proprio in prossimità degli argini. Se non addirittura sotto. Per di più, la Maremma e il suo capoluogo nascono dalla bonifica di una palude, che per sua natura si trova al di sotto del livello del mare. E in quei punti in cui prima ristagnava l'acqua fetida, oggi ci sono dei quartieri. Ad esempio, via dei Martiri o la zona della Cittadella dello studente. Niente allarmismi, è bene ripeterlo; ma se l'Ombrone esce dagli argini, tra le prime ad essere inghiottite dall'acqua ci sono proprio le scuole. «Oggi ci troviamo, per vari motivi dovuti fra l'altro all'espansione del capoluogo anche verso il fiume, in una situazione peggiore rispetto a quella del 1966» scrive in una lettera Bonifazi, che ogni anno dal suo primo insediamento invia agli organi di governo (presidenza del consiglio e ministeri), alla Regione, ai soggetti competenti, alle Province di Siena e Grosseto e ai sindaci dei sei Comuni compresi nel tratto del fiume. Perché l'Ombrone è lungo 161 chilometri, il più grande nel sud della Toscana e attraversa molti territori. «Servono delle opere per scongiurare in maniera radicale il pericolo esondazione. Ma non deve essere il Comune di Grosseto la regia di questo coordinamento, devono pensarci gli organi superiori». Infatti, la richiesta «urgente» contenuta nella lettera riguarda la «riqualificazione del fiume in seconda categoria». La stessa avanzata dall'onorevole Pd Luca Sani in un'interrogazione al ministero dell'Ambiente. Cosa significa? «Le opere di terza categoria fanno capo ai Comuni, quelle di seconda alla Regione e quelle di prima allo Stato». L'Ombrone è in terza categoria, come i suoi affluenti (i principali Arbia e Merse sul lato destro, Orcia e Farma su quello sinistro). Sono proprio questi (oltre ai materiali trasportati che rischiano di far rialzare il letto del fiume) la preoccupazione di Bonifazi. «Se si riempiono l'acqua va nell'Ombrone che arriverebbe in piena a valle, con grande portata e velocità». Alcuni interventi sono stati fatti, ma secondo il sindaco non bastano. Una delle soluzioni proposte, messa per iscritto dopo aver consultato dei tecnici, è la realizzazione di «invasi per l'accumulo della risorsa idrica e per la laminazione delle piene, da effettuare negli affluenti principali dove il trasporto solido è sotto controllo». Ossia dei bacini idrici in grado non solo di raccogliere l'acqua in eccesso in caso di piena, ma anche di essere utili in chiave «idropotabile in periodi di secca ed energetico». Ma per realizzarli occorrono investimenti tali da rientrare sotto le seconda categoria. «Cinque o sei milioni. Nessuna opera faraonica». Alla richiesta di Bonifazi in pochi hanno risposto. Ad esempio, non è mai intervenuto negli anni il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli. La Regione invece sì. «Non solo non è possibile perché la normativa vigente non lo consente, - scrive in una nota l'assessore all'Ambiente Annarita Bramerini - ma per la manutenzione delle seconda categorie lo Stato non ci trasferisce risorse da tre anni». Sulla stessa linea Pianigiani: «non ci sono le risorse». Anche sugli invasi l'assessore ha delle riserve. «Sono una soluzione localistica, mentre occorre una progettualità più ampia». Certo è che ogni inverno a Grosseto si incrociano le dita.
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