La manifestazione
Ospedale, farmacisti spaccati
Maurizio Bernardini
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ASL. Il direttore generale Fausto Mariotti e l’interno di una farmacia di GrossetoI titolari hanno firmato l'accordo con l'Asl per i medicinali in corsia
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GROSSETO. Asl 9 da una parte, farmacisti dall'altra. Negli ultimi due mesi, da quando è emersa la volontà da parte dell'azienda sanitaria grossetana di modificare e potenziare il servizio interno di erogazione diretta dei farmaci, si è scatenato un vero putiferio. Ma è analizzando a fondo la questione che emerge, neppure troppo velata, una palese spaccatura: quella tra i farmacisti titolari e quelli non titolari. Il documento che approva la manovra, che può essere ritenuta più o meno corretta, della Asl 9 è infatti stato sottoscritto in fase di trattativa, dai rappresentanti dei titolari di tutte le farmacie, siano esse pubbliche o private.
Insomma, a restar fuori dall'accordo sarebbe stata solo una minoranza di professionisti cui fa capo il dottor Carlo Ronconi. Un "no comment" sulla vicenda giunge, invece, dal presidente dell'associazione titolari farmacie Goffredo Bartolozzi che annuncia semplicemente di essere «intenzionato ad attendere i risultati del congresso regionale del gruppo. Un incontro previsto per il 13 novembre a Montecatini». Dall'Asl però, nel frattempo, confermano ancora una volta che su quel documento di accordo fra le parti vi è proprio la firma di Bartolozzi. Pare dunque che la posizione sia stata già presa, nero su bianco.
Mentre resta da chiarire il perché di una spaccatura così netta tra titolari di farmacie e non titolari: il presidente di quest'ultimi, Carlo Ronconi, precisa nuovamente che «questo tipo di mercato diretto da parte dei centri ospedalieri rischia di affossare il circuito delle farmacie. Per ogni farmacista ospedaliero che sarà inserito - puntualizza - rischieranno il posto molti dei nostri, la nostra battaglia è prima di tutto per questo». Il pericolo, a parere dei contestatori, è quello di ridurre le farmacie a pure parafarmacie finendo per stroncarle poi con una concorrenza sleale.
E' anche per questo motivo che i farmacisti critici si sono rivolti ad uno studio legale per approfondire la vicenda e capire se esistono, o meno, i margini per un'azione di tutela. «Credo sia giusto abbassare i toni - afferma Alfredo Discepoli, presidente dell'ordine dei farmacisti di Grosseto - certo, riserviamo la massima attenzione alla vicenda e cercheremo sempre di tutelare i nostri professionisti, ma speriamo in una risoluzione positiva e posso dire che lavoreremo per questo». Fonti sempre vicine all'ordine fanno però notare la pericolosità di certe situazioni che potrebbero andare a crearsi: basta che alcuni medici inizino a somministrare una maggiore quantità di ricette bianche, cioè quelle che per legge non possono essere accettate dalle farmacie, per aumentare il numero dei cittadini che si troverebbero incanalati verso i punti interni Asl che distribuiscono medicinali in via Don Minzoni e al Misericordia, tagliando di fatto fuori le farmacie.
In ogni caso poi cosa da non sottovalutare - evidenziano ancora persone interne all'ordine - chiunque, trovandosi in mano una ricetta "spendibile" anche in farmacia, preferirebbe presentarsi nelle aree predisposte dalla Asl in modo da vedere salvo il proprio portafoglio: niente ticket e prezzi decisamente ridotti sarebbero una manna dal cielo. Specie di questi tempi. Ma quegli anziani o disabili che si trovano lontani da quegli stessi centri come dovrebbe comportarsi? Non hanno forse tutti il diritto d'avere gli stessi privilegi e vantaggi? La questione, quindi, è ancora lontana dal chiarirsi del tutto.
Insomma, a restar fuori dall'accordo sarebbe stata solo una minoranza di professionisti cui fa capo il dottor Carlo Ronconi. Un "no comment" sulla vicenda giunge, invece, dal presidente dell'associazione titolari farmacie Goffredo Bartolozzi che annuncia semplicemente di essere «intenzionato ad attendere i risultati del congresso regionale del gruppo. Un incontro previsto per il 13 novembre a Montecatini». Dall'Asl però, nel frattempo, confermano ancora una volta che su quel documento di accordo fra le parti vi è proprio la firma di Bartolozzi. Pare dunque che la posizione sia stata già presa, nero su bianco.
Mentre resta da chiarire il perché di una spaccatura così netta tra titolari di farmacie e non titolari: il presidente di quest'ultimi, Carlo Ronconi, precisa nuovamente che «questo tipo di mercato diretto da parte dei centri ospedalieri rischia di affossare il circuito delle farmacie. Per ogni farmacista ospedaliero che sarà inserito - puntualizza - rischieranno il posto molti dei nostri, la nostra battaglia è prima di tutto per questo». Il pericolo, a parere dei contestatori, è quello di ridurre le farmacie a pure parafarmacie finendo per stroncarle poi con una concorrenza sleale.
E' anche per questo motivo che i farmacisti critici si sono rivolti ad uno studio legale per approfondire la vicenda e capire se esistono, o meno, i margini per un'azione di tutela. «Credo sia giusto abbassare i toni - afferma Alfredo Discepoli, presidente dell'ordine dei farmacisti di Grosseto - certo, riserviamo la massima attenzione alla vicenda e cercheremo sempre di tutelare i nostri professionisti, ma speriamo in una risoluzione positiva e posso dire che lavoreremo per questo». Fonti sempre vicine all'ordine fanno però notare la pericolosità di certe situazioni che potrebbero andare a crearsi: basta che alcuni medici inizino a somministrare una maggiore quantità di ricette bianche, cioè quelle che per legge non possono essere accettate dalle farmacie, per aumentare il numero dei cittadini che si troverebbero incanalati verso i punti interni Asl che distribuiscono medicinali in via Don Minzoni e al Misericordia, tagliando di fatto fuori le farmacie.
In ogni caso poi cosa da non sottovalutare - evidenziano ancora persone interne all'ordine - chiunque, trovandosi in mano una ricetta "spendibile" anche in farmacia, preferirebbe presentarsi nelle aree predisposte dalla Asl in modo da vedere salvo il proprio portafoglio: niente ticket e prezzi decisamente ridotti sarebbero una manna dal cielo. Specie di questi tempi. Ma quegli anziani o disabili che si trovano lontani da quegli stessi centri come dovrebbe comportarsi? Non hanno forse tutti il diritto d'avere gli stessi privilegi e vantaggi? La questione, quindi, è ancora lontana dal chiarirsi del tutto.
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