La manifestazione
I canili vanno abbattuti
Lorenzo Santorelli
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CANILI. Due scatti fra i box nella zona della GranciaA certificare la lottizzazione abusiva è il settore affari generali del Comune di Grosseto dopo due sopralluoghi della polizia municipale
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GROSSETO. Il 18 agosto il Tirreno raccontò, con tanto di immagini, le condizioni in cui versavano sedici cani rinchiusi in una sorta di canile abusivo realizzato sotto ponte Mussolini. Gli animali si trovavano in gabbie abborracciate di legno e lamiera, costretti a convivere con carcasse di ratti in decomposizione, escrementi e liquami. Dopo quasi tre mesi è ufficiale che quella struttura, insieme ad altre quattro similari scoperte sempre in località Grancia, dovrà essere demolita. Saranno i proprietari, i signori Angelo e Antonio Cazziolato, padre e figlio, a poter decidere se farlo spontaneamente o aspettare la demolizione d'ufficio della quale dovranno sobbarcarsi le spese. A certificare la lottizzazione abusiva è il settore affari generali del Comune di Grosseto dopo due sopralluoghi della polizia municipale. Durante i controlli erano state scattate fotografie anche ad altri quattro costruzioni simili presenti nella zona ed oggi quel materiale, insieme alle visure catastali dalle quali non risulta nessuna delle strutture, costituisce il corposo faldone che attesta le violazioni urbanistiche ed edili. Non è stato comunicato il numero complessivo di animali rinvenuti ma gli illeciti sono stati commessi da cacciatori che in quelle strutture tengono i loro cani e contadini che vi allevavano pollame. Le dimensioni degli abusi variano dai circa 15 metri quadrati di reti metalliche e cemento dei signori Maurizio Cosci e Moreno Del Dottori ai 120 metri quadrati, comprensivi di pollaio e colombaia, di Maurizio Baldassarri e Franca Favilli. Solo in un caso, un manufatto di circa cento metri quadrati risultato inutilizzato da un paio di anni, i vigli non sono riusciti a risalire al proprietario. Costruire in quella zona, a pochi passi dal fiume Ombrone, costituisce una violazione dei vincoli paesaggistici tutelati dal dlgs 42/2004 (c.d decreto Urbani) che tra le aree tutelate per legge include "i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua (...) e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna ". «In più in quella zona c'è un vincolo di pericolosità idraulica - spiega Franco Cerri, geometra del servizio edilizia privata del Comune e responsabile dei procedimenti per gli abusi - fatta salva l'azione penale, il procedimento prevede la notifica ai proprietario di un avviso, dopo il quale hanno 30 giorni di tempo per demolire le strutture». Se non ci sono contestazioni, «rare in casi lampanti come questi», scaduti i 30 giorni i vigili tornano a verificare la situazione. «Se non hanno sanato l'abuso autonomamente, avviamo un provvedimento definitivo che concede al massimo altri 90 giorni. Dopo di che dall'ufficio urbanistico la pratica passa a quello dei lavori pubblici per la demolizione d'ufficio». Come ultima fase dell'iter il Comune si rivarrà sui privati dei costi sostenuti per pagare la ditta demolitrice. «I manufatti costruiti ex novo non sono sanabili ed esempio con la pratica per accertamento di compatibilità paesaggistica postumo. La demolizione è l'unica via». Antonio Cazziolato dichiarò a Il Tirreno di «volere più bene ai cani che ai figli». Ci auguriamo che lui e gli altri proprietari, una volta abbattute le strutture abusive, non abbandonino gli animali».
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