Il Tirreno

Grosseto

Farmacisti, è scontro aperto con l'Asl

Elisabetta Giorgi
<b>FARMACISTA. </b> Carlo Ronconi e a destra la farmacia dell&#146;ospedale
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FARMACISTA. Carlo Ronconi e a destra la farmacia dell’ospedale

Guerra sulla vendita di medicinali in ospedale: 300 di loro pronti al volantinaggio

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 GROSSETO. Temono contraccolpi sul lavoro, parlano di concorrenza sleale e sono pronti a vie legali. Circa 300 farmacisti maremmani (tra titolari e dipendenti) stanno organizzando un volantinaggio di fuoco contro l'Asl 9. L'azienda sta "spingendo" sulla vendita diretta dei farmaci in ospedale, il che - se per le casse pubbliche è un risparmio sulla mediazione dei farmacisti - per i privati è un duro colpo.  «Rischiamo di perdere posti di lavoro», tuona il presidente dell'associazione Farmacisti non titolari Carlo Ronconi, che registra un clima di preoccupazione crescente e spiega come si stiano moltiplicando riunioni bollenti per discutere sulla rivoluzione farmaceutica messa in atto dall'Asl. Si profila un braccio di ferro durissimo tra pubblico e privato, e il pomo della discordia sono le disposizioni impartite a settembre dall'Asl per tutti i casi di "continuità assistenziale" sui pazienti in assistenza residenziale, semiresidenziale e domiciliare.  «Quando il paziente ha bisogno di cure dopo una dimissione, il medico prescrive i farmaci sulla ricetta "rossa" e il paziente li ritira nella farmacia ospedaliera ("erogazione diretta")». È tutto previsto da normativa nazionale, aveva spiegato l'Asl 9. Difatti la legge 405 del 2001, nell'articolo 8, recita che questa distribuzione è prevista, laddove ci sia necessità, «per il solo primo ciclo di terapia completo».  Ma il punto è, secondo i farmacisti, che «nelle farmacie dell'Asl stiamo riscontrando una vendita di una quantità di farmaci che non è più solo limitata al primo ciclo di terapia una volta che il paziente è stato dimesso dall'ospedale; ma è sistematica».  L'azienda, insomma, starebbe allargando - secondo i timori che i farmacisti hanno avuto dai clienti - una distribuzione di medicinali ad ampio raggio e non solo per le terapie in "continuità assistenziale". Su questo il 26 ottobre si è svolta l'ennesima riunione tra farmacisti, che ha visto la presenza di alcuni titolari, del presidente Cispel di Grosseto e dei non titolari, che hanno puntato il dito sulle distribuzione diretta in cinque nuovi punti territoriali. «Nel corso della riunione sono stati sollevati forti dubbi - dice Ronconi - sulla liceità di tutto questo, e la richiesta più forte scaturita è stata quella di conoscere il parere di un legale».  Non solo, ma nell'era dei ticket aggiuntivi imposti dalla Regione toscana sui medicinali per fasce di reddito, e venduti nelle farmacie private con la maggiorazione regionale, pare che i medicinali erogati "direttamente" dall'Asl 9 sfuggano persino al balzello.  In questi distretti - tuona il presidente dei non titolari - «il farmaco è distribuito senza che venga richiesta il contributo regionale (ticket addizionale) per fasce di reddito; cosa che le farmacie sono costrette a richiedere dopo aver perso un bel po' di tempo a fare domande indiscrete sul reddito. Gli stessi medici stanno invitando i pazienti, in modo pressante, ad andare a rifornirsi all'Asl "dove non si paga niente". La cosa più grave per il cittadino è che non ha la possibilità di recarsi nella propria farmacia sotto casa ma è obbligato (ha una ricetta costituita da un modulo in bianco e nero prestampato spedibile solo nei distretti Asl) a ritirare il farmaco solo presso la Asl. Di fatto starebbe nascendo una serie di nuove farmacie pubbliche non previste dalla pianta organica, e programmate per far fronte a questa rimodulazione dell'erogazione dei farmaci. Tutti noi - spiega Ronconi - abbiamo espresso la nostra forte perplessità sul fatto di voler far risparmiare la comunità in questo modo, senza cercare un naturale e più congruo scambio di vedute tra le parti». A questo punto, in attesa di un parere legale, l'ultima riunione ha visto accogliere con entusiasmo la proposta di agire "sul campo", cioè in farmacia, consapevolizzando i pazienti su ciò che sta succedendo e su quello a cui sta andando incontro tutta la comunità: perdita di posti di lavoro e rischio di trovare chiusa la farmacia perché affogata dai debiti. Lavorare, quindi, cercando di sensibilizzare i pazienti attraverso il contatto personale, con il volantinaggio e attraverso i media». Tra farmacisti titolari e non titolari, il numero sal a 300.  «La situazione è sempre più incandescente. Stiamo cercando di capire se tutto quello che sta succedendo sia regolare e domani (oggi, ndr) - concludono - abbiamo appuntamento con un avvocato».

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