Il Tirreno

Grosseto

Quella sfida a tagli e porte chiuse in faccia

El.Gi.
<b>TALENTI.</b> Da sinistra Alessandro Capitani, Francesco Turbanti e Stefano Lodovichi
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TALENTI. Da sinistra Alessandro Capitani, Francesco Turbanti e Stefano Lodovichi

La dura vita degli emergenti di periferia alla prova del "sistema"

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 GROSSETO. A misurarle "col bilancino" le difficoltà sono tantissime. Stai fuori casa, paghi l'affitto. Devi competere con la concorrenza spietata della Capitale. Devi sgomitare e farti notare e anche quando riesci nell'avventura - quando ottieni una parte e arrivi a conquistarti una pellicola da girare, magari grazie a un concorso - devi essere bravo a raccontarla. È il duro mondo del cinema vissuto dai giovani talenti maremmani, che lasciano casa e famiglia in Maremma per giocarsi una chance nella Capitale. Ci stanno provando in tutti i modi, anche questi giorni nei quali calcano le passerelle romane, mentre osservano se la gente li applaude sullo schermo dell'auditorium romano, e mentre Penelope Cruz calamita le attenzioni. Lodovichi, Capitani, Turbanti e gli altri, più in ombra, si battono per rincorrere un sogno, ma la strada è difficile, e soprattutto da percorrere senza rimpianti e tentenamenti.  «A Roma ha senso venirci se riesci a farti dei contatti - dice Lodovichi - Sennò ti rendi subito conto che rischi la pelle. C'è tanta concorrenza, sì. Devi esser noioso, e sempre pronto a bussare alle porte per farti notare. In teoria non dovresti mai dire di no». Il problema è anche questo: «Esserci sempre perché ti possono sostituire come niente». Essere sulla piazza, sempre reperibile. Faticoso, ma è la legge della giungla. Tuttavia, «soppesando tutto, è il lavoro più bello del mondo - continua il regista - Il lavoro più affascinante che c'è, che ti fa lavorare con tante persone e ti fa parlare la stessa lingua. Ricordo al festival di Venezia, all'isola di Lido. Ti trovi in un'isola e hai come la sensazione di essere uno zombie, un appestato tra tanti appestati, in senso buono ovviamente. Quando ci sono stato avevo la sensazione di essere lì tra persone con la stessa febbre: tutti che ti capivano e con gli occhi luccicanti».  Il sacro fuoco, ricorda Lodovichi, si perde quando esci dal Lido e «tutto torna normale». Quella sensazione di essere uno zombie si disperde e l'adrenalina, quell'aria fantastica svaporano.  La prossima fatica di Stefano è quella di raccontare l'ultimo periodo di vita di Giovanni Pascoli, a Barga in provincia di Lucca. Sarà una docufiction prodotta dalla casa di produzione Flying Dutchman di Lorenzo Minoli, fratello del giornalista e frequentatore di Punta Ala. «Nel 2012 cade l'anniversario della morte di Pascoli - dice Stefano - Credo che raccontarlo sarà un lavoro interessante».  Il cammino è in salita anche per Francesco Turbanti, che a 23 anni si sta conquistando un posto di primo piano nel panorama nazionale. Ha finito di recitare con Vittoria Puccini in "Acciaio". «Credo che per lavorare bene - racconta - si debba depurare le nostre giornate dai lustrini e dedicarsi a tempo pieno al mestiere. Farlo seriamente, stare concentrati. Tutto il resto sono sciocchezze». Rigore e serietà sono i presupposti da cui partire per l'avventurosa strada del cinema, che però rischia di soccombere sotto la scure della Finanziaria. Il giorno dell'inaugurazione del Festival di Roma, i lavoratori di Cinecittà hanno protestato contro i tagli alla cultura e al fondo unico dello spettacolo. Circa 1500 persone - tra cui Paolo Virzì, Cristina Comencini o Ettore Scola - hanno avanzato verso l'ingresso al grido di "Tutti a casa", inneggiando all'articolo 9 della Costituzione. «Noi non pretendiamo elemosine, ma investimenti pubblici. Non siamo una categoria di parassiti o assistiti come vorrebbe far credere il Governo», hanno detto. A queste proteste i giovani maremmani, timidamente, hanno preso parte solo da spettatori pur partecipando emotivamente al clima che si respira. Tra una protesta e l'altra ha cercato di aprirsi un varco la fiducia. Alessandro Capitani - per esempio - ha vinto il concorso dell'Ncn Lab, il laboratorio finanziato con fondi ministeriali. Un progetto che prevede una prima fase di formazione ma che si sviluppa tutto l'anno, aperto ai giovani professionisti del cinema. A questa occasione Capitani si è aggrappato per portare avanti il suo lavoro.  «Abbiamo avuto in incontro col ministro Meloni - spiega - E considero ottimo che vi siano spunti del genere, perché i tagli sono vergognosi ed è difficile farsi spazio. Osservo il mondo da spettatore e sono amareggiato».

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