Il Tirreno

Grosseto

«Il costo dell'acqua non calerà, anzi»

Guido Fiorini
CANTIERI Operai al lavoro per riparare le tubazioni
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CANTIERI Operai al lavoro per riparare le tubazioni

Ceroni parla chiaro: i cittadini dovranno comunque pagare gli investimenti

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GROSSETO. Il referendum non darà alcun effetto in bolletta. E c'è il rischio che, per mantenere gli investimenti, che poi vuol dire anche le manutenzioni della rete idrica, l'acqua finisca per aumentare, in quanto la legge dice che tassa deve coprire il 100 del costo. Parla chiaro Claudio Ceroni, presidente di Acquedotto del Fiora. Sono passati ormai quattro mesi dal referendum ma nulla è cambiato... «In effetti il referendum del 12 e 13 giugno, che è stato espressione di una chiara volontà popolare che deve essere tenuta in considerazione, potrebbe non sortire gli effetti che i referendari speravano. Lo testimonia il silenzio sia del Governo che delle opposizioni ed anche la voce flebile dei "referendari" che forse non trovano il coraggio di dire che il voto ha detto una cosa chiara ma irrealizzabile in questa Italia dove pesa la voragine del debito pubblico». Ma hanno votato 27 milioni di cittadini e circa 1 e settecentomila toscani, è stato un voto inutile? «Purtroppo la campagna elettorale sul referendum ha alimentato troppi equivoci e l'assenza di una corretta comunicazione istituzionale li ha trasformati in verità, per cui direi che sono stati fatti i conti senza l'oste, perché per migliorare il servizio idrico, che viene da decenni di immobilismo nell'ammodernamento delle infrastrutture, non servono gli slogan, ma per sostituire i tubi vecchi con quelli nuovi e per realizzare i depuratori che mancano servono milioni di euro. Comprendo le loro legittime attese ma ci sono state troppe cose non dette e sono state coltivate troppe illusioni ed oggi che il risultato del referendum fatica ad essere concretizzato nei fatti, sul terreno sono rimaste come vittime tutte le nostre aziende, sia quelle pubbliche, o come il Fiora, a maggioranza pubblica. Quindi in tanti sono andati a votare convinti di dare una spallata al Governo ma adesso corriamo il pericolo di avere a che fare con la riduzione del credito e di conseguenza degli investimenti, con le aziende in difficoltà e con il rischio che a casa anziché Berlusconi ci debbano andare i lavoratori». Sia concreto le tariffe si abbasseranno oppure no? «Temo proprio di no. Auspico che il legislatore provveda subito ad eliminare dalla tariffa la parte del 7% prevista come remunerazione del capitale, ma al tempo stesso dovrà provvedere alla copertura degli oneri finanziari necessari per realizzare gli investimenti, che prima del referendum erano garantiti da quella componente oggi eliminata con il voto. Ma che non sia semplice è testimoniato dal fatto che lo stesso Vendola, governatore della Puglia e promotore del referendum, non ha modificato la tariffa applicata nell'acquedotto pugliese confermando il tanto discusso 7%, anche per lui necessario per pagare gli interessi alle banche finanziatrici e per proseguire i lavori di ammodernamento della rete». E quali sarebbero le alternative per evitare il blocco dei cantieri? «Un modo per prendere sul serio l'istanza referendaria è quello di concepire un modello di finanziamento che poggi su più gambe, nel quale la tariffa pagata dal cittadino continui ad essere il fulcro del sistema, ma in presenza di meccanismi di supporto che permettano di effettuare una maggiore perequazione e, al tempo stesso, di creare un meccanismo mutualistico ponendo di fronte al mercato non le singole gestioni in ordine sparso, ma il sistema del servizio idrico nella sua interezza, magari sostenuto finanziariamente dallo Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Insomma affermare di gestire l'acqua come "bene comune" non esime dal condividere tra i cittadini i costi che la gestione comporta. E di costi fanno parte anche quelli finanziari». Ma il referendum avrebbe eliminato i profitti garantiti... «E' vero e sono in parte d'accordo, ma la remunerazione del capitale investito non rappresentava il profitto dell'impresa che gestisce il servizio, ma il costo del capitale necessario al finanziamento degli investimenti. I giusti profitti delle società di gestione del servizio derivano invece dalla capacità della stessa di essere da un lato efficiente nella gestione operativa e, dall'altro, di minimizzare i costi dei fattori produttivi incluso quelli del capitale. Il ruolo di un'azienda mista è testimoniato dal fatto che Acquedotto del Fiora produce ormai da alcuni anni utili di gestione importanti che non vengono distribuiti ai soci ma reinvestiti nelle infrastrutture del servizio idrico. Siamo un'impresa industriale che crea lavoro e qualità nel territorio e le infrastrutture sono le priorità non rinviabili e se si ritarderanno gli interventi o, peggio ancora, non si faranno, andranno in malora molti acquedotti e impianti di acque reflue, lasciando una eredità velenosa a chi verrà dopo di noi». Ed allora che fare? «In questa sede non rimane che auspicare un tempestivo intervento del legislatore che riporti chiarezza in un settore legato ai bisogni fondamentali della collettività, nel pieno rispetto della volontà popolare e nella consapevolezza che l'efficienza del servizio è comunque un valore che merita di essere perseguito, pur nel rispetto dei fondamentali principi di solidarietà, equità ed economicità. Per prima cosa il Governo dovrà varare l'Agenzia nazionale per la regolamentazione e la vigilanza delle risorse idriche, ormai bloccata da 4 mesi e immediatamente dopo dare certezza al quadro normativo che sia anche in grado di determinare un riequilibrio territoriale per una gestione solidale del servizio idrico, con particolare riferimento alla disciplina tariffaria a garanzia della stabilità delle gestioni». Mi sembra che abbia descritto un quadro preoccupante. Riesce ancora ad essere ottimista? «Se guardo al passato penso proprio di si, perché anche in mezzo a mille difficoltà ad Acquedotto del Fiora abbiamo raggiunto risultati importanti: nel corso di questi ultimi cinque anni abbiamo fatto oltre 100 milioni di euro di investimenti, sono stati superati i regimi di deroga e la nostra acqua viene indicata dalle riviste specializzate tra le migliori d'Italia; abbiamo ridotto le perdite recuperando oltre 3 milioni di metri cubi di acqua; il nostro sistema di depurazione ha consentito ai comuni costieri di conquistare le bandiere blu per la qualità delle acque di balneazione, siamo al secondo posto in Italia per il livello pro-capite degli investimenti e cerchiamo con ogni mezzo di operare con trasparenza e favorendo la comunicazione e la partecipazione delle associazioni di rappresentanza dei cittadini. Sono ottimista anche se guardo al domani a patto che ci consentano di lavorare in un quadro di certezze normative. Abbiamo nel triennio un programma di investimenti per ulteriori 70 milioni di euro, molti dei quali rivolti a migliorare la qualità del servizio idrico e dell'ambiente implementando le reti fognarie ed il servizio di depurazione. Spero proprio che sia possibile realizzare anche il progetto di produzione di fertilizzante organico nell'impianto di trattamento dei fanghi di depurazione che abbiamo programmato di realizzare a Monterotondo, che consente la corretta gestione dei problemi ambientali ed è di particolare interesse per gli imprenditori agricoli perché il compost rappresenta una valida alternativa alle concimazioni chimiche. E' un investimento di circa 15 milioni ed una prospettiva di occupazione e di lavoro. Si tratta di interventi di grande qualificazione e credo che trascurarli di questi tempi "bui", o peggio ostacolarli, rappresenti una limitatezza di vedute tale da rappresentare un grave pregiudizio per tutta la collettività».

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