Il Tirreno

Grosseto

Sbrilli, ex presidente del Sunia, dona il suo patrimonio al Comune

«I miei tesori alla città»

Elisabetta Giorgi
<b>DONATORE.</b> Giovanni Sbrilli e sopra un&#146;opera di Mario Schifano
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DONATORE. Giovanni Sbrilli e sopra un’opera di Mario Schifano

Un lascito di 57 opere della Pop art romana

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 GROSSETO. Dopo anni di lotte sindacali qual è la battaglia più dura? «Quella di far reggere il cuore. Ci sto provando. Vediamo se mi riesce ma è faticoso». Parla a fatica Giovanni Sbrilli (ex presidente del Sunia, sindacato inquilini) dal suo letto della casa di riposo di Grosseto dov'è ricoverato da quando la salute ha iniziato a fare le bizze. «In un anno ho avuto cinque infarti», racconta con voce tremolante accanto alla moglie Maria Teresa Loppi.  Insieme alla consorte ricoverata con lui, coetanea ed ex dipendente comunale (è stata bibliotecaria per 20 anni), ha cullato un sogno sbocciato nero su bianco: quello di lasciare in eredità al Comune la collezione di opere d'arte. Sono 57 dipinti moderni che arredavano casa e che «che in questo ultimo scorcio di vita vogliamo offrire ai cittadini». Una decisione firmata di suo pugno nel testamento olografo dove Sbrilli spiega di destinare il patrimonio «a condizione che sia esposto nella futura pinacoteca con una targa dedicata a lui e a sua moglie». Nello stesso atto spiega di «voler realizzare (in tempi brevi viste le condizioni di salute) una mostra di 15-20 opere selezionate dal direttore del Cedav Mauro Papa all'interno del museo archeologico, per rendere manifesta la volontà della donazione». Il Comune, da parte sua, ha accolto il patrimonio e già dato il via al'iter, pubblicando ieri all'albo pretorio la delibera con cui autorizza l'esposizione, in programma dal 5 novembre al 4 dicembre.  «È uno dei tesori nascosti della città - la descricve Papa - e che conta opere importanti. Tra le più interessanti vi sono quelle riferibili alla Pop art romana: quattro dipinti di Mario Schifano risalenti agli anni '70-'80, tre opere di Tano Festa e una di Franco Angeli. Schifano, Angeli e Festa sono tre nomi importanti per l'arte italiana del Novecento: furono lanciati dalla Biennale veneziana del 1964 che li vide protagonisti e che fu testimone dell'avvento della Pop Art». Con il lascito Sbrilli-Loppi, la collezione comunale d'arte moderna sale a quota 400 opere (tra cui quelle di Aldi, Alinari, Bendini, Bentivoglio, Caruso, Consorti, Faccendi, Fioroni, Gentili, Levi, Nanni, Orlandini, Pascucci, Patella, Spoerri, Treccani, Trubbiani, Vacchi). Di queste, almeno 100 sono state acquisite dal 2007 a oggi, cioè dalla data di istituzione del Cedav. Il patrimonio è inventariato nel sito del Cedav.  Classe '23, Sbrilli nella vita faceva il costruttore ma ha soprattutto dedicato le sue energie al Sunia, di cui è stato segretario per 41 anni. Un impegno svolto a titolo volontaristico e «in funzione dei sogni della gente. Ne ho assistiti a migliaia. La battaglia più dura? Quella di far riconoscere il diritto a una casa popolare a chi non ce l'aveva, conquistando leggi più severe e importanti». Con lui il Sunia è arrivato fino a 3.800 iscritti ed «è bello quando incontro anziani e giovani che mi dicono: grazie a lei abbiamo un tetto». Anche con la moglie il cammino è stato bello: «insieme siamo riusciti a mettere su questa piccola cosa bella». Alcuni quadri - nature morte e uno scorcio livornese - se li è portati nella casa di riposo e sono appesi in camera: pure quelli "al dunque resteranno all'ospizio".

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