Il Tirreno

Grosseto

Una cinquantina di firme per Barontini

Francesca Gori
<b>IN ASSEMBLEA.</b> Le vestaglie azzurre si sono riunite ieri
◗
IN ASSEMBLEA. Le vestaglie azzurre si sono riunite ieri

La maggioranza delle vestaglie azzurre "libera" Royal Tuscany

2 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. È stata una corsa contro il tempo. Due assemblee, ieri alla Mabro. Una dietro l'altra. Per decidere se firmare o meno le liberatorie che Royal Tuscany ha chiesto ad Abbigliamento Grosseto. Una liberatoria che serve a sgravare la società di Invitti e Dipietrantonio dal pagamento delle rol, delle festività soppresse e delle ferie dei dipendenti per gli ultimi due anni di lavoro nella società che gestiva la Mabro. Le firme su quel pezzo di carta servono questa mattina, quando Royal Tuscany e Abbigliamento Grosseto si troveranno davanti al giudice civile per trovare una composizione. In ballo c'è l'atto di pignoramento inviato la scorsa settimana alla società guidata da Andrea Barontini.  Le vestaglie azzurre, sostenute dalle rappresentanti sindacali unitarie e anche dai sindacati, quella firma ieri non ce l'hanno messa sul documento, nonostante l'intervento di Confindustria che ha partecipato all'assemblea per chiarire tutti i punti della liberatoria. O meglio. Tutti i dipendenti di Abbigliamento Grosseto hanno firmato la liberatoria sui 120mila euro che i dipendenti hanno già riscosso. Soltanto una cinquantina di loro ha accettato quel patto fatto tra imprenditori nel momento del delicato passaggio societario.  La paura delle maestranze è che alla fine, nessuno, né Royal Tuscany, né Abbigliamento Grosseto pagherà quelle cifre che sono dovute.  Un'operazione che però riporta ancora una volta in primo piano il ruolo di Royal Tuscany nella vicenda Mabro. La società guidata dai cugini Aldo e Filippo Invitti e da Antonio Dipietrantonio infatti, arriverà a metà ottobre davanti all'adunanza dei creditori. E qui i soldi servono. Abbigliamento Grosseto ha un debito nei confronti di Royal Tuscany e la società di Invitti e Dipietrantonio ne ha uno ancora più grande con i suoi creditori. Ridurre il debito però, in questo caso, significa mettere in crisi un 'azienda che sta cercando di risollevarsi. Che sta cercando di sviluppare una rete commerciale vera per far ripartire la produzione a pieno regime e che sta mettendo in quel contenitore che è il grande capannone di via Senese idee e progetti.  Le vestaglie azzurre lo sanno. Ma con le firme di ieri hanno dimostrato di avere ancora paura per il loro futuro. Certo è che tutta questa questione poteva essere affrontata a tempo debito. E quelle liberatorie potevano essere chieste ad Abbigliamento Grosseto da subito. In modo tale da avere un po' di tempo per sedersi tutti intorno ad un tavolo e discutere: maestranze, imprenditori, sindacati e industriali.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze