Il Tirreno

Grosseto

Barontini: «O firmate o la Mabro fallisce»

Francesca Gori
Barontini: «O firmate o la Mabro fallisce»

Scontro con le rsu sulle liberatorie, la decisione oggi all'assemblea in azienda

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Chiarezza avevano chiesto e chiarezza hanno ottenuto. Ieri pomeriggio le vestaglie azzurre hanno incontrato Andrea Barontini. Un incontro durato ore che può essere condensato nelle poche parole dell'imprenitore pratese: «Da oggi a venerdì si decide il futuro dell'azienda». Futuro che sembra legato alla firma delle liberatorie alla quale l'rsu si oppone. Una mano sul cuore Barontini ha chiesto che se la mettessero anche le rappresentanti dei lavoratori. Il rischio da correre, su quel pezzo di carta da firmare, secondo Barontini è di circa il 20% di quello che spetta ai lavoratori se le cose andranno male. Ovvero, se Abbigliamento Grosseto fallisce.

I conti fatti dalle rsu invece sono differenti. Le vestaglie azzurre cedono solo in parte. «Firmiamo la liberatoria per quello che abbiamo già percepito - spiegano - non abbiamo intenzione di firmare per il totale delle spettanze di Royal Tuscany». Tutta la faccenda infatti fa fare un salto indietro alla fabbrica di abbigliamento di via Senese. Sul piatto della bilancia c'è quindi di nuovo la questione della liberatoria, quella che serve per sgravare la società di Invitti e Dipietrantonio dal pagamento delle rol, delle festività soppresse e delle ferie dei dipendnti per gli ultimi due anni.

«Un atto necessario per non portare Abbigliamento Grosseto al fallimento - ha detto Barontini - che serve per garantire continuità all'azienda ora che ci sono anche partner industriali e finanziari pronti ad entrare nel progetto». Parole che pesano, quelle pronunciate dall'imprenditore pratese.

Parole che però non hanno fatto cambiare idea alle rappresentanti sindacali, che all'unanimità hanno deciso che sì, la delibera la possono firmare, ma soltanto per la parte che hanno già riscosso. Centoventimila euro in totale, non un centesimo di più. Un'operazione questa, che serve ad alleggerire Royal Tuscany, la società che dovrà affrontare tra poco più di due settimane l'adunanza dei creditori e cercare così di evitare il fallimento. Stamani alla Mabro i lavoratori e le lavoratrici si riuniranno per decidere il da farsi.

«Lasciamo libera scelta - dicono le rsu - ma consigliamo a tutte di firmare la liberatoria solo per la parte che abbiamo già riscosso e non per il totale. A quell'opzione ci opponiamo». La posizione delle vestaglie azzurre è questa. Nessun tentennamento, neppure di fronte allo spettro del fallimento di Abbigliamento Grosseto. Barontini, dal canto suo, ha anche rassicurato le sue dipendenti sul rischio che correrebbero.

Se Royal Tuscany non paga il dovuto, quella cifra andrà in carico alla sua società. Se Abbigliamento Grosseto sarà costretta a portare i libri in tribunale, le posizioni dei dipendenti verrebbero sanate dall'Inps con una perdita di circa il 20% su quanto maturato negli ultimi due anni. Ma anche su questo passaggio, le rsu chiedono garanzie. «Se l'Inps mette nero su bianco che le cose poi andranno così - dicono - decideremo il da farsi. In questo modo invece siamo costrette a pagare ancora una volta colpe che non abbiamo».

Il concetto è chiaro ed è stato spiegato anche ad Antonio Capone, il direttore dell'Unione industriali, che ha partecipato all'incontro. «Le prospettive ci sono - dice Barontini - ma dobbiamo avere la possibilità di lavorare». L'imprenditore pratese non si è sottratto alle domande sulla probabile acquisizione della Miroglio, in Puglia, sulle quali ieri aveva un po' nicchiato. «Me lo ha chiesto la società bulgara - dice - ma questa operazione non avrà alcuna ricaduta sul futuro della Mabro».

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