Il Tirreno

Grosseto

Grosseto. La bella storia di un artigiano che ha costruito una mini nave a vapore

Un uomo e il suo battello

Elisabetta Giorgi
<b>IL CREATORE.</b> Natalino Riccucci, 79 anni grossetano
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IL CREATORE. Natalino Riccucci, 79 anni grossetano

Con un accendino lo fa navigare nel parco di via Giotto

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 GROSSETO. Per tutta l'estate ha guardato l'oscurità, osservando il lago. Niente vento e nessuna nuvola, ma solo lui e il suo battello antico: una nave a vapore a cui porge una fiammella sotto a un cielo stellato. Nave in miniatura per l'esattezza, come quelle imbarcazioni usate negli ultimi due secoli per attraversare gli oceani o combattere battaglie. Vi navigarono Garibaldi o i passeggeri del Titanic, i soldati della marina francese e i comandanti della guerra di secessione americana, mentre ora, più microscopico, il piccolo gioiello in rame è pronto a salpare e a fare il giro del lago di via Giotto, a Grosseto, ma con fare più pacifico e passando dolcemente in mezzo ai paperi che lo guardano straniti: chissà se è uno di loro, chissà quanti anni ha.  Per costruire il piccolo gioiello a vapore Natalino Riccucci (79 anni, grossetano) ha messo 5 mesi lavorando giorno e notte. E ce l'ha fatta: era il sogno di una vita, il miracolo è compiuto. «Le vedevo sempre, queste barche, quando ero piccolo a Castiglione. Poi sono sparite ma per tutta la vita ho pensato a loro e ora che posso mi son detto: voglio vedere se le rifaccio uguali».  Ci è riuscito: la piccola grande nave funziona e la lezione insegna che a volte si può ridare un'anima al passato, interrompendo il tempo e facendolo nostro quando amiamo qualcosa o qualcuno.  «Costruivo infissi e finestre - racconta questo ex fabbro di 79 anni, grossetano - Oggi sono in pensione e finalmente posso fare quel che mi piace». Figlio di un muratore, ha una moglie e tre figli. È partito coi panieri in rame e qualche mini bicicletta in ferro da corsa, che via via ha regalato ai ciclisti come trofeo. Ha proseguito con un'urna di ferro per contenere una Madonna di porcellana. E oggi ecco la creatura più amata: un battello a vapore di un metro dove ha attaccato un tricolore e una targa fiera: "proprietà di Natalino Riccucci". E guai a chi glielo tocca, questo peschereccio, perché per farlo ha lavorato sodo, girando una pagina di vita e infondendole un odore antico. Odore di umido, di tempo e acqua che scorrono nei sotterranei, nei cunicoli e grondaie. «Avevo del rame in casa, e tubi vecchi. Pezzo dopo pezzo ci ho fatto il mio tesoro», racconta lui. E mentre guarda la sua barca ha gli occhi che gli brillano e il sorriso di un bambino. La sua creatura è come i fratelli più grandi: il Titanic che colò a picco dopo aver incontrato un icerberg, il transatlantico Rex che stabilì il record di traversata dell'Atlantico e fu immortalato da Fellini in Amarcord. Quando Garibaldi salpò per l'impresa dei Mille aveva con sé Piemonte e Lombardo della compagnia Rubattino, azionati da un serbatoio d'acqua calda, mentre il primo vero battello a vapore fu inventato da James Watt e fatto navigare da Robert Fulton nel 1807. Si chiamava Clermont, aveva una potenza di 18 cavalli e fu demolito dai barcaioli del fiume per paura di restare senza lavoro, visto che da riva le barche erano trainate da bestie da soma. Da allora le navi a vapore si sono scolpite un posto nella storia e nell'immaginario degli uomini, arrivando fino a Natalino. Tutte le sere lo vedi a Grosseto chino sui bordi del lago, mentre prende un accendino da cucina, apre il serbatoio dell'acqua e gli dà fuoco come se accendesse un fornello. «Scaldo l'acqua e la faccio diventare vapore: il valore muove gli stantuffi» e via. Ciuff ciuff, ecco che la barca parte lenta, poi prende quota anche se non supererà una certa velocità. Dunque «proverò a mettere a punto il meccanismo e a farla andare più forte». E' questo il suo nuovo traguardo, e da qui "capitan Riccucci" è pronto a partire, o meglio a far salpare il suo piccolo trofeo alla volta di uno specchio di mare piatto dove non ci saranno scogli e nemici ma sogni incredibili. E se per noi quel lago è piccolissimo, per la barca è un mare aperto meraviglioso e terribile dove potrebbero aprirsi colonne d'Ercole e pirati nascosti. Accanto si fermano i curiosi, ragazzi col cane, innamorati che guardano e sorridono, baciandosi più forte. «Ma lei perché fa tutto questo?», gli chiedono. E Natalino risponde naif: «Non c'è un perché: è come fare l'amore con una bella donna». Una grossetana, Paola di Felice, a spasso col cagnolino lo osserva affascinata: «L'ho visto di sera e ho capito che era particolare. Di notte ha il lampeggiatore, i pesci sono curiosi». Non c'è altro in questa storia, niente frottole e nessun infingimento. Nemmeno malinconia. Una storia dei tempi antichi, dove nessuna ombra oscura interromperà la magia di questo mistero antico eppure nuovo. «E che cosa pensa quando manda la barca?». «A niente - risponde - Solo alla mia barca che va».

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