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Grosseto

«Meglio Berlusconi che i gay»

«Meglio Berlusconi che i gay»

Nuova esternazione choc del vescovo emerito di Grosseto. Anche stavolta nel mirino ci sono i gay, «persone peggiori di Berlusconi». E certi giornalisti «che con una penna in mano cercano la popolarità»

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Ci risiamo. Il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini, balza di nuovo alla ribalta delle cronache. Anche stavolta nel mirino ci sono i gay, «persone peggiori di Berlusconi». E certi giornalisti, «che con una penna in mano o un microfono, cercano la popolarità e dimenticano il senso della prudenza».

Sul portale di ispirazione cattolica, Pontifex.roma, Babini ha rilasciato nei giorni scorsi un'intervista al giornalista Bruno Volpe in cui esamina la situazione politica italiana, alla luce delle recenti considerazioni del Papa a Berlino, dove Benedetto XVI ha richiamato la politica al rispetto delle regole etiche.

Babini afferma di condividere il messaggio lanciato dal Pontefice. «Si sente la necessità, nel mondo, del rispetto dell'etica nella vita politica, ma non bisogna cadere nel moralismo, categoria che non appartiene al bagaglio dei cattolici. Io credo che oggi sia in atto una vera caccia a Berlusconi se penso che buona parte dei giornali è dedicata a lui e che ben quattro procure gli dedicano esagerate attenzioni. Penso che sarebbe utile lasciarlo governare e aspettare che la recente manovra finanziaria dia i suoi frutti. Se cade Berlusoni siamo nei guai. Non è il massimo, ma non vedo politici degni dietro di lui».

Poi su Vendola. «Non ne posso più della retorica inutile di Vendola. Credo, da cattolico, che l'omosessualità praticata sia un peccato gravissimo e contro natura, certamente peggiore di chi va con l'altro sesso. Alla luce dei fatti, senza stilare classifiche, Vendola pecca molto di più di Berlusconi».



Negli ultimi due anni il vescovo emerito di Grosseto ha compiuto diverse interviste di questo tipo, suscitando - a turno - le rimostranze (e le denunce) di lesbiche, gay, bisex e transgender, del partito di Sel, addirittura delle comunità ebraica e islamica.

L'ultima uscita a febbraio di quest'anno sulle donne che manifestavano all'evento "Se non ora quando", definite abortiste e libertine. Insomma una collezioni di dichiarazioni choc, in cui spiccano frasi come: «Meglio preti pedofili che gay» o «la violenza sulle donne dipende anche da come si vestono».

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