Il dolore
La difesa: non è stato tentato omicidio
Lite per il telecomando Scarcerato dopo un mese
Pierluigi Sposato
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INDAGINE E CONTROLLI. Eseguiti dai carabinieri 2 MINUTI DI LETTURA
CINIGIANO. È stato scarcerato Ahmed Hassan Ahmed, 21 anni, cittadino somalo, finito in cella l'11 agosto scorso perché sospettato di aver cercato di uccidere a coltellate un altro straniero, Keita Makouta: una lite degenerata all'interno della Casa per ferie di Cinigiano, una lite inizialmente attribuita a questioni di telecomando, tra chi voleva vedere un film e chi voleva seguire il telegiornale. Il profugo - che era a Cinigiano nella struttura gestita dall'Arci dal 13 maggio scorso - era ospite insieme ad altri connazionali. Adesso è stato scarcerato perché l'accusa sarebbe caduta in larga parte e la ricostruzione adesso ottenuta dalla difesa va in una direzione diversa e molto meno grave. Una direzione che il legale aveva indicato già dal giorno della convalida: «Non voleva ucciderlo». «Il gip Marco Mezzaluna - dice l'avvocato Leonardo Latini - ha accolto la nostra istanza, basata sulle indagini difensive: abbiamo accertato che Ahmed ha reagito, anche se in maniera scomposta, ma istintivamente, a un'aggressione pesante subita poco prima. Ma c'è dell'altro: anche grazie alle testimonianze da noi raccolte, abbiamo potuto stabilire che il colpo non era diretto a parti vitali ma soltanto alle braccia della vittima». Ma il colpo non ha raggiunto la scapola sinistra, causando una ferita di 3 centimetri non lontano dal cuore? «Sì - risponde il legale - ma il colpo è finito lì proprio perché la vittima si è difesa e nella colluttazione ha deviato la coltellata verso quella parte». Ahmed avrebbe voluto difendersi da una persona molto più robusta di lui e solo spaventarlo per indurlo a terminare un'aggressione che altrimenti sarebbe proseguita ancora. Così l'avvocato Latini ha depositato un'istanza di revoca della misura cautelare che era stata applicata in concomitanza con la convalida dell'arresto. Giovedì il gip ha valutato favorevolmente l'esito delle indagini difensive e il nuovo materiale di prova fornito dalla difesa. A prescindere dal parere della Procura, il giudice ha revocato l'arresto, perché la ricostruzione del fatto basata sulle testimonianze di coloro che vi avevano assistito non lascia dubbi sulla assoluta mancanza di volontà omicida. «Ahmed voleva soltanto difendersi dall'aggressione subita - aggiunge l'avvocato Latini - non voleva uccidere né colpire parti vitali. E comunque l'unico colpo che aveva raggiunto la vittima non era stato caratterizzato da una violenza particolare». A giudizio del legale, adesso il processo dovrà essere basato su un'ipotesi di reato molto meno grave del tentato omicidio. Quella sera i carabinieri avevano sequestrato un coltello da cucina lungo complessivamente dodici centimetri.
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