Il Tirreno

Grosseto

Lavoro, ora è emergenza

Alfredo Faetti
<b>EX MABRO </b>Una protesta delle operaie nei mesi caldi del tracollo aziendale
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EX MABRO Una protesta delle operaie nei mesi caldi del tracollo aziendale

In Maremma i record negativi della Toscana

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 GROSSETO. Aumento del 71 per cento delle ore di cassa integrazione straordinaria dall'inizio dell'anno, 21mila iscritti alle liste di disoccupazione e crollo di tutti i settori. Fanno paura i numeri diffusi dalla Cgil regionale, che riflettono una Maremma impotente nell'assicurare lavoro e futuro. Dati alla mano, infatti, in Toscana la maglia nera per l'occupazione va a Grosseto. Dai piani alti della politica, delle associazioni e dell'economia arriva a più riprese l'appello all'ottimismo.  Eventi e occasioni per rilanciare l'invito ai cittadini a spendere e ad essere fiduciosi per il loro futuro non mancano. Ma alla natura effimera delle parole si contrappone la fredda crudezza dei numeri. E quelli odierni fanno spavento.  La Cgil Toscana ha diffuso i dati sulle ore di cassa integrazione straordinaria in questi primi otto mesi del 2011.  Se il dato generale in regione vede un aumento del 6,38 per cento, quello particolare riferito alla provincia di Grosseto sa tanto di sentenza: aumento del 71 per cento delle ore di cassa integrazione, il peggiore di tutta la Toscana, seguito da quello di Pistoia che comunque fa sentire il suo distacco con il suo più 29 per cento.  «Non c'è un settore che si salva da questa situazione - dice il segretario generale provinciale Cgil Lorenzo Centenari - Tutti sono stati "attaccati" dalla cassa integrazione».  Dall'inizio del 2011 le ore di cassa integrazione in Maremma sono state circa 580 mila, «che tradotte significano 550 posti di lavoro», spiega Centenari, provenienti da tutti i settori. La crisi economica è mondiale, del resto. Ma c'è chi ha influito maggiormente rispetto agli altri. In Maremma il fattore più incisivo nell'aumento delle ore di cassa integrazione lo troviamo nel tessile e ha un nome ben noto alla cronaca: la Mabro.  «Con il sindacato abbiamo fatto un resoconto a giugno ed è venuto fuori che dei 500mila euro stanziati per la cassa integrazione 280 mila circa sono andati all'azienda ora di Barontini».  Ma il trend negativo grossetano non si ferma soltanto alle ore di cassa integrazione. «Un altro dato preoccupante sono gli iscritti alla disoccupazione», continua Centenari. «A giugno ammontavano a 21mila, uno dei valori più alti della Toscana». Un dato allarmante perché rappresenta «il dieci per cento della popolazione complessiva, ovvero non solo quella in età lavorativa (16-65 anni), ma intera, compresi anche gli ultrasettantenni».  Questi numeri nascono dalle difficoltà che tutti i settori, come detto, stanno riscontrando all'epoca della grande crisi globale. Uno su tutti l'edilizia. «Possiamo fare l'esempio del Consorzio Etruria e della sua riduzione nei dipendenti», dice il segretario. «La situazione dell'edilizia poi sta peggiorando perché le aziende non sono in condizioni di riscuotere per i lavori, anche quelli già terminati, dalle pubbliche amministrazioni, le quali, anche se munite di risorse, vengono bloccate dal patto di stabilità».  Caso del momento poi le televisioni private. «Teletirreno è passata dalla riduzione degli orari di lavoro e dei collaboratori al licenziamento totale, anche se speriamo che ciò non avvenga. Il caso Tv9, invece, è legato alle problematiche sulle concessioni delle frequenze, ma anche qui la possibilità di accedere alla cassa integrazione è forte».  Infine, anche il commercio è alle strette. «Il più significativo è quello del comparto auto, con carrozzerie e concessionarie che sempre più si adeguano alla cassa integrazione e alla riduzione del personale, come dimostra il licenziamento di 34 dipendenti dalla Fiat».

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