Il Tirreno

Grosseto

Teletirreno, dipendenti a casa

Elisabetta Giorgi
<strong>TELETIRRENO.</strong> La sede, nella zona nord della città
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TELETIRRENO. La sede, nella zona nord della città

L'emittente locale ha licenziato tutto il personale

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GROSSETO. Alla vigilia dello switch off, il passaggio al digitale terrestre, l'emittente Teletirreno chiude i battenti e ieri ha licenziato tutti i suoi dipendenti. La decisione è stata comunicata per raccomandata dall'editore Piero Barbagli a giornalisti, tecnici e segretarie. Il licenziamento di massa - una dozzina di persone assunte a tempo indeterminato - cade proprio alla vigilia della scadenza del bando per l'assegnazione delle frequenze digitali i cui termini sono fissati per oggi alle 12,30. Dal 7 novembre (giorno di inizio dello switch off, cioè dello spegnimento dei segnali analogici), il panorama delle tivù locali subirà un ridimensionamento sostanzioso, visto che per 43 emittenti toscane le frequenze in palio sono solo 18.  Qui la legge della jungla è chiara: chi non ottiene la frequenza dovrà chiudere, a meno che le emittenti rimaste al palo non si propongano come "fornitori di media audio visivi" o ricorrano a qualche formula in coabitazione con altre emittenti. Ma per Teletirreno, già attraversata da venti di crisi, la dismissione è arrivata ancor prima dei risultati del bando (anche se la tivù fa sapere che potrebbe ripartire con una società nuova, v. articolo sotto): in attesa della nuova geografia digitale, l'azienda si è "auto-data" forfait ieri mattina quando da Siena una dozzina di raccomandate sono state inviate a casa dei dipendenti a tempo indeterminato: una dozzina tra giornalisti (volti storici di sport, politica, cultura), tecnici e amministrativi, che si sommano ai collaboratori già "tagliati" a giugno.  Nella lettera di licenziamento si parla di "cessazione attività" e il testo non lascia margine a equivoci, dando un preavviso di due mesi.  «La presente - è scritto - per informare che la nostra azienda cesserà la propria attività di telediffusione il 21 novembre a causa dello spegnimento dei canali televisivi analogici per il passaggio alla tecnologia digitale. In virtù di quanto detto, alla data predetta dovrà cessare il rapporto di lavoro con voi attivo». Per i dipendenti una doccia fredda. L'azienda non fa menzione di eventuali altre forme di lavoro da intrattenere con loro, e l'editore Piero Barbagli, contattato a Siena, ha lasciato detto alla segretaria che «fino al 30 dicembre non sarà reperibile».  Nella guerra del digitale l'altra emittente - Tv9 - è fiduciosa. Ieri mattina il personale ha corso il suo rush finale consegnando direttamente al ministero delle comunicazioni a Roma il plico con la domanda per la frequenza digitale. «Come molte altre tivù locali - spiega Stefano D'Errico, amministratore unico di Telemaremma srl - anche noi abbiamo aspettato fino all'ultimo per presentare la domanda e chiarire qualche punto oscuro del bando, per esempio legato al patrimonio netto. Nel giro di un mese potrebbe arrivare la risposta».  Prospettive? In base ai quattro parametri (copertura, storicità, numero dipendenti e patrimonio netto) «abbiamo una ragionevole speranza di rientrare nei primi 18. Ci sembrerebbe strano il contrario: in tal caso daremmo battaglia».

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