Sicurezza
Royal Tuscany, rinvio per il concordato
Enrico Pizzi
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ROYAL TUSCANY. Domenichelli Venti giorni per far quadrare i conti prima di tornare dal giudice
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GROSSETO. Ancora un rinvio in tribunale e dunque ancora tempo a disposizione, fino al 13 ottobre, per tentare di far quadrare i conti e arrivare all'omologazione del concordato preventivo richiesto per Royal Tuscany Fashion Group, la società che ha gestito lo stabilimento Mabro fino al febbraio di quest'anno, prima di passare la mano ad Abbigliamento Grosseto e al nuovo proprietario, l'imprenditore pratese Andrea Barontini. Una delle ragioni del rinvio risiede nel fatto che l'assemblea di Royal Tuscany, che si è tenuta il 16 settembre scorso, non aveva potuto vedere la relazione del commissario giudiziale, Enrico Domenichelli, che era stata presentata il 19. Una relazione che non deporrebbe a favore del concordato, dal momento che, allo stato, il concordato avrebbe scarse possibilità di essere adempiuto. Da qui al 13 ottobre, però, le carte in tavola potrebbero cambiare e così il parere del commissario, per una partita che si sta giocando molto proprio sul rapporto tra Royal Tuscany e Abbigliamento Grosseto, dal momento che quest'ultima dovrebbe garantire entrate per la società in liquidazione. Ieri mattina Domenichelli si è presentato davanti al giudice Vincenzo Pedone con una novità, una proposta di pagamento da parte di Abbigliamento Grosseto nei confronti di Royal Tuscany per quanto riguarda la cessione della merce del magazzino che dovrebbe andare in svendita da domani nel factory store della Mabro. La richiesta di saldare questo debito aveva creato il panico, un paio di settimane fa, tra le organizzazioni sindacali che erano uscite dall'incontro con i vertici di Abbigliamento Grosseto denunciando come incomprensibile, in questo momento, la richiesta di Royal Tuscany. In realtà, sembra che tale richiesta sia non solo legittima, ma più che comprensibile, tanto che Abbigliamento Grosseto, alla fine, ha fatto una proposta, di cui non si conoscono i dettagli, ma che è al vaglio, in queste ore, della società Royal Tuscany, che dovrà decidere presto il da farsi, dal momento che domani si apre la svendita nel factory store di Mabro. L'interesse di Royal Tuscany è che la svendita avvenga, vada bene e che quei soldi, però, finiscano nelle sue casse e non in quelle di Abbigliamento Grosseto. Diversamente, la svendita non servirebbe a nulla, almeno ai fini del concordato preventivo, anzi. Altro elemento per il quale saranno preziosi i giorni in più concessi dal giudice è la posizione del Monte dei Paschi di Siena, il principale creditore di Royal Tuscany il cui peso, nella votazione per la proposta di concordato preventivo, è decisivo. Mps a ieri non aveva espresso un suo voto ufficiale e la società in liquidazione potrà giocare nuove carte per di convincere l'istituto di credito a dare il suo assenso.
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