La manifestazione
«Impianto vitale per andare avanti»
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SACRA. Carlo Puri Negri Il presidente della Sacra, Puri Negri: sarà invisibile, senza odori ed emissioni
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CAPALBIO. Oggi il sindaco Bellumori incontrerà cittadini e ambientalisti per discutere della realizzazione dell'impianto a biogas nei terreni di Sacra, proprietaria della quasi totalità della fascia costiera dalla ferrovia al mare. Nella polemiche si è anche tuffata l'opposizione che, per bocca della capogruppo Lucia Biagi, ha sposato le ragioni del comitato locale che non vuole l'impianto vicino a Torba. Nel frattempo il sindaco ha avviato una serie di approfondimenti sul funzionamento e una campagna di ascolto dei cittadini. A parlare è ora Carlo Puri Negri, presidente della società Sacra proprietaria dell'azienda composta da oltre 1000 ettari, per spiegare le ragioni che hanno portato a realizzare l'impianto. Il presidente, fra le altre cose, chiarisce che la Sacra, senza l'impianto, sarà costrette a ridurre l'impegno in agricoltura. Magari per dedicarsi ad altro. Presidente, perché volete un impianto a biogas? «Mantenere un'azienda di mille ettari con i proventi dell'agricoltura oggi è impensabile. Sono tre anni che chiudiamo i bilanci in perdita. Un impianto a biogas è la soluzione che, da un lato ci permette di proseguire nella coltivazione di tutta la parte seminativa e, dall'altra, di garantire la conservazione dell'intera proprietà, che rappresenta il 90% della fascia costiera. Quando il Comune ha aderito al protocollo promosso dalla Provincia per la realizzazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili, Sacra ha subito avviato gli studi per individuare la soluzione più adatta. Alla fine il biogas era quello che coniugava la salvaguardia dell'ambiente con la coltivazione della proprietà». Ma perché sulla fascia costiera? «La nostra proprietà è per la quasi totalità tra la ferrovia e il mare. La zona individuata, accanto alla zona industriale di Torba, è quella dove meglio si può conciliare la realizzazione dell'impianto con l'impatto ambientale. Peraltro non è la nostra prima scelta, ma l'altra, al sottopasso di Macchiatonda, per la prossimità al lago, presentava problemi paesaggistici. Il progetto prevede che l'impianto venga interrato per la gran parte del volume, e mitigato da dune e vegetazione. Praticamente sarà impossibile vederlo di là dalla ferrovia. Sarà il primo impianto così in Italia, utilizzando le esperienze del nord Europa». Ma i cittadini sono preoccupati da gas e di odori. «La tecnologia di questi impianti si fonda appunto sulla raccolta dei gas, per cui ogni componente deve essere stagna, altrimenti non produce energia. Il digestato che residua al termine del processo di fermentazione è inodore, e coadiuva la coltivazione, essendo un fertilizzante naturale. Sacra comunque è disposta a organizzare un incontro tra i propri tecnici, la cittadinanza e le associazioni per fornire tutte le spiegazioni. Sono novanta anni che Sacra tutela la fascia costiera, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi cinque anni abbiamo piantumato con oltre 500 alberi e 7000 arbusti, sistemato 12 chilometri di strade campestri e muri a secco e interrato le linee elettriche». Ma un'altra zona? «Ripeto, la nostra proprietà è per il 90% sotto ferrovia. Nell'unico appezzamento sopra ferrovia lo strumento urbanistico prevede diverse destinazioni. L'impianto poi potrebbe essere più visibile, la distanza dal resto dell'azienda aumenterebbe comportando maggior traffico e maggiori costi. Se l'amministrazione ha un'indicazione per un sito che ritiene accettabile dal punto di vista paesaggistico-ambientale e anche funzionale per l'attività agricola siamo più che disponibili a prenderlo in considerazione. Ma è un nostro diritto realizzare un impianto per migliorare l'attività agricola». E rinunciarvi? «Senza l'impianto, la funzione agricola di Sacra non avrebbe più senso. Capiamo la difficoltà degli abitanti di Torba e siamo disposti a apportare tutti i correttivi, compreso l'allontanamento dall'abitato, per evitare ogni fastidio. Ma per noi l'impianto è vitale, altrimenti dovremo ripensare drasticamente la nostra missione. Ma speriamo di non dovervi arrivare». (g.fior.)
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