Il Tirreno

Grosseto

«No all'impianto a biogas»

<b>IMPIANTO A BIOGAS. </b> Una foto d&#146;archivio
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IMPIANTO A BIOGAS. Una foto d’archivio

Capalbio, associazioni sul piede di guerra

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 CAPALBIO. «Incompatibile e impattante». Gli ambientalisti insorgono contro il progetto d'impianto a biomasse previsto nella costa capalbiese. A ritenere «improponibile» il progetto sono Edoardo Zanchini di Legambiente, Angelo Properzi del Wwf, Valentino Podestà e Corinna Vicenzi della Rete dei comitati per la difesa del territorio e comitato Terra di Maremma, Vittorio Emiliani del comitato per la Bellezza, Gianni Mattioli del Movimento ecologista, Oreste Egidi dell'associazione Ambientale Torba.  Secondo le associazioni «è improponibile la localizzazione dell'impianto nell'intera fascia costiera a valle della ferrovia perché in aperto contrasto con i numerosi vincoli di tutela coi principi e le valutazioni che li hanno determinati». E rilanciano. Si può considerare fattibile «la localizzazione di un impianto di produzione di biogas nel territorio di Capalbio, purché lontano dai centri abitati e in aree non soggette a vincoli urbanistici e paesaggistici». Domani è previsto un incontro con il sindaco di Capalbio.  «Da un punto di vista generale - spiegano - va ricordato che un digestore anaerobico per la produzione di biogas può essere assimilato a una fonte di energia rinnovabile, le cui emissioni sono sicuramente meno inquinanti di quelle prodotte da un impianto che brucia direttamente biomasse. Tuttavia va ricordato come le recenti vicende di crescita immediata del prezzo internazionale dei cereali - come effetto del loro impiego per le produzioni energetiche e conseguente aggravamento delle condizioni della fame nel mondo - portano oggi a scoraggiare progetti come quello presentato con la destinazione alla produzione di biogas di una vasta area oggi destinata invece a produzioni alimentari. Va ricordato come alla produzione di biogas vadano destinati gli scarti da agricoltura (potature, sfalci, paglie ecc...) e soprattutto colture infestanti»  Da un punto di vista della compatibilità urbanistica, paesaggistica e ambientale, il progetto individua tre possibili localizzazioni: la prima fra il parcheggio per Macchiatonda e il fosso del Melone; la seconda dal lato opposto del suddetto parcheggio, ovvero di fronte al casello ferroviario al km 139 vicina al lago di Burano; la terza alla Torba, vicino all'abitato della frazione. Per i comitati «il progetto prevede l'occupazione di un'area di circa 3 ettari dove collocare il digestore, il gasometro, le trincee di stoccaggio, grandi vasche interrate, la vasca per l'impianto di spegnimento incendi, altri locali tecnici. Ciò che più emerge alla vista è la cupola di copertura del gasometro alta circa 5,5 metri fuori terra e le pareti in cemento armato delle trincee di stoccaggio, 400 metri di sviluppo alte 4 metri». E sempre il progetto comporterebbe «ulteriori incompatibilità con la presenza di un centro abitato:: traffico dei mezzi meccanici agricoli, autotreni per trasportare all'impianto le migliaia di tonnellate di biomasse coltivate su 700 ettari di terreno; rumorosità di ruspe, pale meccaniche, dispersione in atmosfera dei cattivi odori prodotti dalle biomasse in fermentazione e l'inquinamento dei gas di scarto prodotti; pericolo di incendio».

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