Il Tirreno

Grosseto

Feniglia: la resistenza degli occupanti contrari all’ordine di demolizione

«Ho 87 anni e non mi sposto Giù le mani dalle nostre casette»

Claudia Della Verde
<b>CASETTE</b>. L&#146;area delle casette della Feniglia E a destra due anziani occupanti
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CASETTE. L’area delle casette della Feniglia E a destra due anziani occupanti

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 FENIGLIA. «Ho 87 anni e non mi muovo di qui». La parola d'ordine per i proprietari dei capannelli sul litorale della Feniglia resta "resistere". Dopo il sopralluogo della settimana scorsa, molti di loro hanno deciso di "occupare" la propria casetta nella speranza di sottrarla alle ruspe.  La questione si è fatta bollente con l'inizio dell'estate, quando i ripetuti solleciti del Comune di Monte Argentario nei confronti degli occupanti si sono fatti sempre più insistenti. E loro non ci stanno. «Sabato 17 abbiamo depositato un ricorso al Tar», spiega Maria Franca Faraoni, vicepresidente dell'associazione Feniglia storica, che lamenta la mancanza di un'ordinanza di demolizione.  L'ultima "incursione" degli addetti ai lavori risale a circa una settimana fa quando fu dismesso, «senza alcun avviso» a detta dei diretti interessati, il tetto di un capannello. Da allora, per la paura di andare in spiaggia e non trovare più la casetta che li accompagna da una cinquantina d'anni, gli intestatari non si sono più mossi di lì. E hanno iniziato a difendere il loro rifugio con le unghie e coi denti. A testimoniarlo sono Giuseppe Locci, Lamberto Innocenti e Giovanna Locatelli, decisi nel proseguire la strada intrapresa. «Quattro giorni fa ho iniziato la mia battaglia - spiega l'ottantasettenne Locci barricato dentro - Tutte le mattine arrivo alle otto e non mi muovo di qui per tutto il giorno. Il nostro legale ha detto che abbiamo ragione, questo ci spinge a procedere fino in fondo».  Anche Innocenti, con un foglio di permessi in mano risalente al 1965 (bollato dall'ufficio tecnico montargentarino e firmato dall'allora sindaco Primo Wongher), rivendica il suo diritto di proprietà: «Sono cinquant'anni che ho la mia casetta - racconta - ma da quando ho saputo degli abbattimenti senza preavvisi ho avuto paura di perderla». Anche la signora Locatelli è amareggiata per il comportamento del Comune: «Non ci possono trattare come se fossimo dei criminali - dice - non abbiamo rubato nulla». Tutti d'accordo nel voler affermare i propri diritti di occupazione tant'è che - racconta Anna Maria Faraoni - «abbiamo depositato il ricorso al Tar», auspicando che si interrompa la procedura di demolizione fino a giudizio definitivo.  Dalla parte opposta c'è però il sindaco Cerulli che si dice intransigente su ogni tipo di abuso. «L'ordinanza c'è - afferma, ribadendo la correttezza dell'ufficio tecnico - Non possiamo riproporla ogni volta che ci impegniamo per far ripartire i lavori. La nostra volontà è quella di andare avanti per riportare allo stato originario un luogo oggetto di abuso per troppi anni. Abbiamo un obbligo urbanistico». Per quanto riguarda le spese per la demolizione a carico del Comune di Orbetello, «non vogliamo mancare di rispetto al sindaco di Orbetello, ma la lotta all'abusivismo dovrebbe essere uno dei primi punti a cui rispondere».  

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