Sicurezza
Bagarre sulla vendita del Terzo e la classificazione degli edifici L'opposizione: «Regalo ai privati»
Enrico Pizzi
L'accordo non era all'ordine del giorno, ma ha tenuto banco Bonifazi: «Sarà in consiglio dopo la firma dal notaio»
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La vendita alla Giorgio Tesi Group di Pistoia dei 61 ettari del vivaio dell'azienda Il Terzo non era all'ordine del giorno del consiglio comunale di ieri, ma la questione è entrata nel dibattito di forza, complice anche l'aggiornamento del regolamento urbanistico per quanto riguarda la classificazione di alcuni immobili, molti privati, ma alcuni anche di quelli appartenenti al centro aziendale del Terzo.
Ed è stata bagarre, con l'opposizione che ha accusato, di fatto, la giunta di voler favorire chi ha opzionato anche l'acquisto degli ultimi 30 ettari con il centro aziendale, con una classificazione che arriva a posteriori rispetto alla conclusione dell'accordo e che, praticamente, permette di radere al suolo la maggior parte degli immobili per ricostruirli, classificandoli per lo più in classe 6 e 7.
«Una cosa obbligaoria - ha fatto notare Colomba - che forse sarebbe passata sotto silenzio se oggi non avessimo letto ciò che abbiamo letto sulla vendita del Terzo. Tra l'altro alcuni consiglieri hanno chiesto di avere gli atti, ma non sono stati dati loro». Mario Lolini (Pdl) ha chiesto formalmente l'accesso agli atti della vendita dei terreni del Terzo.
E poi di fronte all'affermazione del sindaco - poi corretta - che aveva detto che quegli immobili del Terzo erano già stati venduti, «non ammetto - ha detto Lolini - che si portino atti già preconfezionati, che non hanno un ritorno economico per la collettività, ma solo per chi ha già comprato». Un intervento che ha spinto Bonifazi - di solito restio a repliche - a prendere la parola per contrattaccare.
«Sembra quasi che si sia aspettato, in modo malizioso, a portare questa delibera dopo la vendita» e poi ha precisato che sui 30 ettari del Terzo su cui insistono i fabbricati in questione, non c'è stata alcuna vendita, ma il gruppo Giorgio Tesi li ha presi in affitto ed ha un'opzione per il futuro acquisito. In merito alle lamentele dei consiglieri, per aver appreso della vendita solo da stampa e tv, Bonifazi ha confermato l'accordo raggiunto, ma ha affermato che il consiglio sarà edotto sui termini della vendita non appena si sarà perfezionata dal notaio.
L'intervento non è servito a far cambiare idea all'opposizione. Né sono bastati gli interventi prima di Lorenzo Mascagni, presidente commissione urbanistica, che ha tentato di riportare la discussione nell'alveo della delibera, che parlava di classificazione di immobili rimasti non schedati, tra cui molti appartenenti a privati che, senza classificazione, vedevano le proprie pratiche bloccate all'urbanistica.
E ha anche cercato di spiegare che la delibera non interveniva sulle previsioni di destinazione urbanistica, né quello, successivo, del capogruppo socialista Francesco Giorgi che ha precisato che le classificazioni non avvengono in modo discrezionale, ma si inseriscono in un quadro già definito e dunque nessuno avrebbe potuto favorire qualcuno.
L'aggiornamento della classificazione del patrimonio edilizio esistente nel regolamento è stato approvato, alla fine, con i soli voti della maggioranza.
Ed è stata bagarre, con l'opposizione che ha accusato, di fatto, la giunta di voler favorire chi ha opzionato anche l'acquisto degli ultimi 30 ettari con il centro aziendale, con una classificazione che arriva a posteriori rispetto alla conclusione dell'accordo e che, praticamente, permette di radere al suolo la maggior parte degli immobili per ricostruirli, classificandoli per lo più in classe 6 e 7.
«Una cosa obbligaoria - ha fatto notare Colomba - che forse sarebbe passata sotto silenzio se oggi non avessimo letto ciò che abbiamo letto sulla vendita del Terzo. Tra l'altro alcuni consiglieri hanno chiesto di avere gli atti, ma non sono stati dati loro». Mario Lolini (Pdl) ha chiesto formalmente l'accesso agli atti della vendita dei terreni del Terzo.
E poi di fronte all'affermazione del sindaco - poi corretta - che aveva detto che quegli immobili del Terzo erano già stati venduti, «non ammetto - ha detto Lolini - che si portino atti già preconfezionati, che non hanno un ritorno economico per la collettività, ma solo per chi ha già comprato». Un intervento che ha spinto Bonifazi - di solito restio a repliche - a prendere la parola per contrattaccare.
«Sembra quasi che si sia aspettato, in modo malizioso, a portare questa delibera dopo la vendita» e poi ha precisato che sui 30 ettari del Terzo su cui insistono i fabbricati in questione, non c'è stata alcuna vendita, ma il gruppo Giorgio Tesi li ha presi in affitto ed ha un'opzione per il futuro acquisito. In merito alle lamentele dei consiglieri, per aver appreso della vendita solo da stampa e tv, Bonifazi ha confermato l'accordo raggiunto, ma ha affermato che il consiglio sarà edotto sui termini della vendita non appena si sarà perfezionata dal notaio.
L'intervento non è servito a far cambiare idea all'opposizione. Né sono bastati gli interventi prima di Lorenzo Mascagni, presidente commissione urbanistica, che ha tentato di riportare la discussione nell'alveo della delibera, che parlava di classificazione di immobili rimasti non schedati, tra cui molti appartenenti a privati che, senza classificazione, vedevano le proprie pratiche bloccate all'urbanistica.
E ha anche cercato di spiegare che la delibera non interveniva sulle previsioni di destinazione urbanistica, né quello, successivo, del capogruppo socialista Francesco Giorgi che ha precisato che le classificazioni non avvengono in modo discrezionale, ma si inseriscono in un quadro già definito e dunque nessuno avrebbe potuto favorire qualcuno.
L'aggiornamento della classificazione del patrimonio edilizio esistente nel regolamento è stato approvato, alla fine, con i soli voti della maggioranza.
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