Attenzione
Risarcito dopo il raggiro telefonico
Federico Lazzotti
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IL RAGGIRO. Avvenuto durante una conversazione telefonica Ha chiesto informazioni e si è trovato un contratto con un'altra compagnia
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GROSSETO. Quante volte avete risposto al telefono di casa e dall'altra parte hanno provato a convincervi a cambiare compagnia? È successo anche a un grossetano di 54 anni che invece di riattaccare, ha chiesto qualche informazione in più che gli è costata nove mesi di disservizi ricompensati ora da una sentenza del giudice. La colpa dell'utente è stata quella di chiedere di farsi spedire a casa i termini dell'offerta. Quei documenti, però, non sono mai arrivati, in compenso la settimana succesiva al colloquio ha scoperto di avere un nuovo gestore della linea telefonica domestica. A distanza di un anno dalla presentazione della querela, il giudice di pace di Grosseto ha condannato la compagnia Tele tù Opitel spa a risarcire il cliente per i danni, compresi quelli esistenziali per migliaia di euro. «Per quasi nove mesi - spiega Sara Serritiello, legale della Confconsumatori che ha seguito la causa - il mio cliente non ha potuto utilizzare la linea Adsl ma nelle fatture che periodicamente riceveva era calcolta». Secondo il legale, dunque, il malcapitato cittadino si è visto fraudolentemente cambiare gestore di telefonia senza aver avuto la possibilità di poter scegliere se aderire o meno all'offerta proposta, con conseguente impossibilità di utilizzare il servizio Adsl per mesi. «Per il mancato invio del contratto di abbonamento per il passaggio a nuova utenza e per l'impossibilità di poter utilizzare la linea Adsl - prosegue l'avvocato - abbiamo chiesto e ottenuto dal giudice anche il danno esistenziale» Durante la causa, partita nel settembre 2010, i legali della compagnia hanno invece presentata una linea difensiva basata su tre punti: il contratto era stato inviato, l'Adsl funzionava e soprattutto la telefonata di aprile, nella quale l'utente ha risposto chiedendo maggiori informazioni veniva considerata come un'adesione. «Non basta la telefonata - sottolinea l'avvocato Serritiello - ma occorre l'invio delle informazioni sulle generalità della società, sulle condizioni del professionista e sul diritto di recesso in forma scritta secondo quanto disposto dall'articolo 53 del codice del consumo». E in ogni caso la compagnia avrebbe dovuto recapitare il contratto entro dieci giorni dalla telefonata affinché il cliente potesse firmarlo per l'adesione. È stata questa anche la tesi del giudice di pace che ha emesso la sentenza. Ma la vicenda - spiegano da Confconsumatori - non è isolata, ha origine dalle continue telefonate da parte dei call center dei gestori di telefonia, nel caso specifico di Tele Tù, dove vengono fatte proposte di abbonamento per il passaggio a nuovo gestore. La condanna per la compagnia è stata di 800 euro per il danno esistenziale a cui aggiungere le spese legali sostenute dal cliente, per un totale di oltre 2mila euro.
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