Il Tirreno

Grosseto

Tribunale. Chiuso il processo per il rogo partito dal barbecue sul tetto la sera del 26 novembre 2006

Assolti per l'incendio nel palazzo

Pierluigi Sposato
<b>PALAZZO LAMARMORA. </b>Vigili del fuoco sul tetto
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PALAZZO LAMARMORA. Vigili del fuoco sul tetto

Nessuna responsabilità per il progettista Giunta e il costruttore Piccionetti

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 GROSSETO. «In mancanza di un verdetto definitivo sulle cause dell'incendio, io sostengo l'insufficienza di prove più classica», ha detto il pm Leopizzi al termine della requisitoria. E così è stato: il giudice Puliatti ha assolto i due imputati «per non aver commesso il fatto».  Anche gli ultimi due imputati nel procedimento escono così di scena. Sono l'ingegner Fausto Giunta, progettista dell'edificio (presente anche ieri), e l'imprenditore Roberto Piccionetti, in rappresentanza della Piccionetti srl che aveva costruito il palazzo. Erano imputati di cooperazione colposa per incendio colposo, per una serie di inadempienze e inosservanze che avrebbero finito per dare origine al rogo del 26 novembre 2006, quando le fiamme si propagarono sul tetto attraverso canna fumaria e comignolo dopo essere partite da un barbecue.  «È claudicante ogni conclusione di diritto», ha riassunto l'accusa dopo aver vagliato le conclusioni dei periti di ogni parte che sono sfilati in aula: «Le ipotesi hanno tutte dignità logica e fanno sorgere però delle perplessità. L'unica certezza è che l'incendio è partito dal barbecue». Aderenze e distanze dal legno, particelle incandescenti, temperature elevatissime, isolamento carente, errori di montaggio, manutenzione insufficiente: c'è di tutto ma l'accusa non riesce a trovare basi fino in fondo solide nemmeno nelle parole del suo consulente, il vicecomandante dei vigili del fuoco Domenico De Vita.  Certezze ne vuole invece evidenziare la difesa: «Quando venne montato il barbecue sulla mansarda dell'appartamento di Chelli - dice l'avvocato Luciano Giorgi, codifensore con Claudio Boccini (in precedenza Andreini) dell'ingegnere - Giunta aveva già concluso il suo compito, rilasciando l'abitabilità nel 2002: testimonianze dirette e documenti ci dicono che quel barbecue non c'era. Parliamo di un fatto avvenuto poi 4 anni e mezzo dopo. Cosa può essere successo nel frattempo? E perché l'incendio c'è stato solo lì? E la manutenzione annuale è stata fatta?». Secondo Giorgi, chi ha installato il barbecue ha fatto «un pastrocchio» nel raccordare un elemento rettangolare con una canna a sezione tonda, prendendola a martellate e daneggiandola. «C'è stato un quid pluris, un qualcosa di più, un'intrusione» rispetto al lavoro di Giunta.  Secondo Neri Pinucci, difensore di Piccionetti, è impossibile ricostruire con esattezza quanto avvenuto quella notte in quell'edificio poi «sconquassato» dall'intervento (per quanto opportuno) dei vigili del fuoco. E della costruzione non era responsabile solo il suo assistito, visto che numerose ditte vi avevano partecipato. «E comunque quel barbecue che secondo le norme non poteva stare lì ma era adatto solo a un luogo aperto non l'ha acquistato Piccionetti», che dopo 4 anni e mezzo non aveva più modo di accedere al palazzo e che è venuto incontro ai proprietari con una transazione. Palazzo poi risistemato per intervento dello stesso Giunta (foto).  Due ore di discussione e venti minuti di camera di consiglio: poi il giudice è tornato in aula per leggere il dispositivo che scagiona gli imputati «per non aver commesso il fatto», formula che soddisfa ampiamente la difesa. Ora sono attese le motivazioni.

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