Il Tirreno

Grosseto

«Pronti a presentare appello»

Pierluigi Sposato

Il legale: c'è stata una disparità di trattamento

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 GROSSETO. «L'esito è soprendente ma faremo appello». Commenta così l'avvocato Mario Giarrusso di Catania, che assiste Massimo Borghi insieme al collega grossetano Nicola Tamburro, la sentenza del collegio che ha dichiarato ineleggibile il sindaco di Gavorrano.  L'udienza davanti ai giudici Addimandi presidente, Ottati e Conte è durata circa un'ora. La Prefettura, intervenuta con un suo funzionario, ha insistito per l'accoglimento delle motivazioni del proprio ricorso. La difesa si è opposta. «Ma non è servito, evidentemente», aggiunge il legale esperto di diritto amministrativo come Tamburro, proprio davanti all'aula di Corte di assise dove si è svolta l'udienza.  Poco distante, in un'inusuale (per lui) "mise" giacca e cravatta, c'è anche Borghi: il sindaco di Gavorrano è al telefono, parla, organizza la conferenza stampa: «Dirò tutto alle 15», aggiunge rinviando per a quell'appuntamento ogni commento di tipo politico.  «Non è stata svolta alcuna delle attività istruttorie che avevamo chiesto, nessun approfondimento - lamenta Giarrusso - E siamo stupiti perché la vicenda è delicata e attiene a diritti costituzionalmente garantiti: è grave». Giarrusso tiene a precisare che «la sentenza non è immediatamente esecutiva. Le motivazioni saranno depositate entro dieci giorni. E siamo pronti all'appello». Secondo il legale, l'udienza davanti al Tar potrebbe essere fissata entro due mesi. E la battaglia non si fermerà prima della Cassazione.  L'avvocato si chiede anche perché Massimo Borghi non sia stato ascoltato: «Era venuto apposta, ha chiesto di essere sentito. Ed è previsto nel procedimento che la parte venga sentita». Primo round perso: «Sì ma è una sentenza da appellare - ribatte Giarrusso - Ci sono tanti buoni motivi. Tra l'altro questa decisione è stata presa in contrasto con precedenti da noi forniti. Riguardano un docente universitario candidato al parlamento e un dipendente comunale candidato ad entrare nel Cda di una Asl. Ma soprattutto riguardano 6 magistrati candidati a sindaco posti in aspettativa successivamente. Per loro la retroattività vale e per un impiegato comunale no? È un'anomalia. Uno dei casi è quello di Felice Casson, che nel 2005 si candidò a sindaco a Venezia: era magistrato, venne messo in aspettativa cinque giorni dopo. Il Csm dice che è così da 25 anni. Allora - conclude ironicamente - vuol dire che manderemo questa sentenza al Csm per evitare così marchiani errori».

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