Il Tirreno

Grosseto

Mabro, i bastoni tra le ruote

Enrico Pizzi
<b>MABRO</b> Lo stabilimento di via Senese
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MABRO Lo stabilimento di via Senese

I sindacati: «Perché certe scelte dei revisori?»

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 GROSSETO. Non c'è pace per la Mabro. È lo stato d'animo con cui i segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil sono usciti dal lungo incontro con i vertici di Abbigliamento Grosseto. Lo spettro che aleggia sui 250 dipendenti è quello del concordato preventivo per evitare il fallimento di Royal Tuscany, la gestione precedente. Scenario che fa temere il rischio di un effetto domino su Abbigliamento Grosseto.  Andrea Barontini e i suoi collaboratori stanno facendo salti mortali per tentare di rimettere in piedi un'azienda che Barontini ha rilevato già decotta. Ieri la proprietà ha anche lasciato intravedere che c'è un po' di movimento di mercato e qualche prospettiva per il futuro, oltre la certezza di poter raggiungere, a fine 2011, l'obiettivo dei 6 milioni di fatturato che Barontini si era prefissato a febbraio, quando aveva acquisito Abbigliamento Grosseto. Tutto questo con ritmi di lavoro ancora limitati a 4 ore al giorno per tre giorni a settimana che diventeranno 3 ore al giorno per la sezione pantaloni.  Le buone notizie però, nella riunione di ieri, si sono fermate qui. «Come sta accadendo un po' troppo spesso quando alcune cose sembrano andare nella giusta direzione per questa azienda - dice il segretario della Femca Cisl, Fabio Della Spora - succede che qualcuno metta i bastoni tra le ruote». Il problema sembra essere rappresentato da alcune richieste che negli ultimi mesi sarebbero arrivate ad Abbigliamento Grosseto da parte del collegio dei sindaci revisori di Royal Tuscany, richieste che - secondo Della Spora, ma l'opinione è ampiamente condivisa anche da Furio Santini (Filctem Cgil) e da Roberto Franceschetti (Uilta) - metterebbero in difficoltà Abbigliamento Grosseto. «Non riusciamo a capire - dice Della Spora - quali siano le ragioni di certe scelte. Ci chiediamo a chi giovi tutto questo, visto che non ci risulta che i liquidatori di Royal Tuscany siano in sintonia con le scelte dei sindaci revisori, e Abbigliamento Grosseto, se dovesse saltare il concordato preventivo per Royal Tuscany e dovesse profilarsi la strada del fallimento, rischierebbe di fallire a sua volta: che fine farebbero i 240-250 lavoratori dell'azienda?».  Sulla stessa linea anche Franceschetti. «Certi comportamenti - dice - proprio non riusciamo a capirli, i sindaci revisori mettono in discussione gli accordi presi quando Barontini ha acquistato l'azienda, e registriamo uno scollamento tra il collegio dei sindaci e i liquidatori che hanno formulato la proposta di concordato». Anche Santini non nasconde la preoccupazione, il timore di «un effetto domino che l'eventuale fallimento di Royal Tuscany potrebbe avere su Abbigliamento Grosseto». Sia Della Spora che Santini e Franceschetti chiedono chiarezza su quanto sta accadendo e il dubbio che aleggia si traduce in una sola domanda: «quali interessi ci sono dietro?». «I lavoratori - dice Della Spora - hanno fatto e sono disposti a fare la loro parte, ma in un quadro di chiarezza che oggi manca. Anche per questo sarebbe meglio che l'assemblea dei creditori di Royal Tuscany, fissata per il 22 settembre per il concordato preventivo, fosse di nuovo rinviata».

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