Il Tirreno

Grosseto

Borghi dichiarato ineleggibile

Alfredo Faetti
<b>&nbsp;COMBATTIVO.</b> Massimo Borghi con l&#146;avvocato Mario Giarrusso
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 COMBATTIVO. Massimo Borghi con l’avvocato Mario Giarrusso

Sentenza choc in primo grado, ma lui non molla: «Non mi piegheranno»

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 GAVORRANO. «Non mi piegheranno». Lo ripete più volte Massimo Borghi dopo la sentenza di ieri mattina, «da cui sono uscito più forte» dice. Il sindaco di Gavorrano è ineleggibile, così ha deciso il giudice Giulia Conti.  Ma è pronto a ricandidarsi, se serve. «E in campagna elettorale dirò tutto», riferendosi agli avversari politici.  Già, perchè quel «non mi piegheranno» non è riferito né a magistratura né alla Prefettura. Borghi dribbla tutte le domande tecniche sul processo dicendo che conferma quanto detto nei giorni scorsi. Da intendere come: «ho piena fiducia nella magistratura e nelle autorità». No, si riferisce ad altri, quelli che lui stesso definisce «i protagonisti di questa vicenda non chiara». Continuerà a lavorare dietro la sua scrivania, per riprendere il percorso interrotto dal commissariamento e per «rispettare il mandato dei cittadini che mi hanno scelto tre volte in due anni» (tra primarie e amministrative). La legge su questo aspetto infatti è chiara: finchè Borghi non verrà giudicato ineleggibile in tutti e tre i gradi di giudizio può amministrare e legiferare nel pieno dei suoi poteri. Quella di ieri mattina è stata soltanto la prima tappa di un processo che, a detta anche dell'avvocato Gianrusso, «arriverà fino alla Cassazione», perchè nessuna delle due parti intende rinunciare. La storia quindi è ancora tutta da scrivere. «Non sarà facendogli fare ricorso che questo sindaco si stancherà di lottare per la sua comunità». Ma chi sono "i protagonisti di questa vicenda poco chiara"? Non fa nomi né tira fuori partiti degli schieramenti avversari; «tanto la gente sa», dicono sia il sindaco che il suo capogruppo Mauro Giusti. «Lo dirò in campagna elettorale» promette nel caso in cui dovesse decadere, ma intanto ricostruisce un fatto. «C'è stata una riunione a Caldana e dopo otto giorni è arrivato il ricorso della Prefettura, che fino a poco tempo prima aveva detto che non avrebbe intrapreso questa strada». La riunione è quella già nota tra Pdl e Pd, che ha suscitato non poche polemiche quando è venuto fuori che il prefetto avrebbe presentato ricorso. Tanto democratici che pidiellini al tempo hanno detto che quell'incontro non aveva nulla a che fare con il sindaco, ma era stata soltanto un'occasione per parlare dei problemi di Gavorrano. Tutto questo però non è nei pensieri di Borghi adesso. Anzi, dice di «essere uscito da quell'aula di tribunale con una voglia di fare mai avuta prima».  Dovesse cadere si candiderà nuovamente, perchè «ora è una questione di dignità». Avanti nonostante tutto, perchè «migliaia di cittadini mi danno la loro solidarietà e mi dicono di non mollare». Ma soprattutto perchè «la situazione è drammatica e devo lottare per la mia comunità». E motivi per cui battersi non mancano, come spiega Borghi stesso. C'è l'autostrada, «contro cui lotterò fino alla fine per non far dissestare questo territorio»; ci sono i progetti, «alcuni dei quali vedranno la luce a breve mentre altri saranno un po' più lunghi»; ma soprattutto c'è la crisi economica. «Se la situazione è la stessa di dieci giorni fa, Gavorrano è in dissesto finanziario» spiega il sindaco, che nei prossimi giorni farà i conti con l'assessore Mazzi dopo la nuova normativa inserita ieri con l'approvazione della manovra di governo. «Se non sarà cambiato nulla, andremo noi dal prefetto a dare le chiavi del Comune dicendogli che noi non possiamo più garantire i servizi ai cittadini». In questo senso, negli ultimi giorni è apparso anche un volantino firmato da Borghi nelle attività gavorranesi, in cui il sindaco annuncia di chiudere «simbolicamente l'ufficio anagrafe e stato civile».

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