Sicurezza
Ecco l'infermiere-farmacista
Elisabetta Giorgi
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PIZZETTI. La sede direzionale e amministrativa dellAsl 9 Disposizioni Asl per contenere le spese dei medicinali
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GROSSETO. Infermieri-farmacisti che erogano medicinali in ospedale: sarebbe l'ultima mossa salva-bilancio voluta dalla direzione dell'Asl 9 per contenere la spesa pubblica, ma che ha scatenato la protesta dei professionisti del farmaco. La questione riguarda la "continuità assistenziale". Già da tempo in pratica, se vengo dimesso dall'ospedale e devo affrontare una terapia, il farmaco non lo prendo più in farmacia ma in ospedale. Ma stando a una nota interna dell'Asl di dieci giorni fa, chi me lo consegnerà sarà (in certi orari) l'infermiere e non più il farmacista. Non sono più le farmacie pubbliche o private a somministrare medicinali ai pazienti dimessi ma infermieri ospedalieri pronti a "riciclarsi" farmacisti staccando "fustelle" al posto loro. L'ordine dei farmacisti è pronto a dare battaglia mentre l'Asl stempera o meglio smentisce. Il punto è che il 2 settembre l'Asl 9 ha diffuso una nota «sull'erogazione diretta dei farmaci». La direzione informa gli interlocutori interessati - medici delle Uu.Oo (unità operative) e Uu. Ff (unità funzionali) delle strutture di diagnosi e cura, dirigenti infermieristici e infermieri professionali, direttori dei presìdi e direttori delle unità farmaceutiche interne alla Asl - che l'erogazione deve seguire due strade: diretta e tramite "ripristino scorte". Si tratta di tutti quei casi di "continuità assistenziale" in cui prima un paziente dimesso andava in farmacia a ritirare un farmaco "passato" dal servizio sanitario nazionale, mentre ora il percorso del farmaco, come disposto da tempo da normativa nazionale e come l'Asl 9 ha seguito, prevede che il medicinale venga erogato direttamente dall'ospedale. I luoghi sono le farmacie interne al nosocomio: a Grosseto ve n'è una al piano terra del Misericordia e un altro punto è in via don Minzoni. Ma le due strutture seguono determinati orari, per cui - e sarebbe quersta la novità contestata e riporta nella nota Asl - se il paziente trova chiuso l'erogazione avverrà tramite «ripristino scorte» da parte degli infermieri. Proprio gli infermieri - pare - dovrebbero avere in dotazione "scorte" (un tot di medicinali) da erogare direttamente al paziente nei casi in cui la farmacia ospedaliera sia chiusa; tutto ciò «secondo le norme e le indicazioni» del caso e «con apposizione delle fustelle (i tagliandini adesivi delle scatole, ndr) sul documento di prescrizione: ricetta, scheda terapeutica etc, proprio come fanno i farmacisti in ospedale. Entro tre giorni documenti e fustelle dovranno essere inviati al punto farmaceutico. Ovviamente, precisa la nota, la «prescrizione della terapia farmacologica» sarà sempre effettuata dal medico. Un modo per risparmiare saltando il passaggio delle farmacie che non venderebbero più farmaci del sistema sanitario nazionale, come l'Asl stessa fa emergere nella nota parlando di «danno erariale se ciò non fosse fatto, data la differenza dei costi tra farmaci erogati direttamente e farmaci venduti nelle farmacie convenzionate».
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