Sicurezza
Aveva tentato di uccidere un ventottenne: ai domiciliari
Tre coltellate al rivale in amore Condannato a sei anni e 4 mesi
Fra.Go.
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IN TRIBUNALE. Condannato a sei anni e 4 mesi 2 MINUTI DI LETTURA
SANTA FIORA. Era bastato un mese per accendere la gelosia e pianificare la vendetta, tirare fuori un coltellaccio da cucina in mezzo a una strada di montagna e colpire almeno due volte il rivale prima di scappare, molto probabilmente a piedi, ed essere arrestato dai carabinieri una mezz'oretta più tardi con l'accusa di tentato omicidio. Il dramma della gelosia andato in scena tra Arcidosso, dove i tre protagonisti vivono e la provinciale 6 che sale verso Piancastagnaio, è finito in tribunale. Il giudice per l'udienza preliminare Valeria Montesarchio ha condannato Koc Mahmut, 36 anni di origini turche, a 6 anni e 4 mesi di reclusione, da scontare agli arresti domiciliari. La furia cieca di Mahmut si era scatenata il 28 dicembre. Quella mattina, sua moglie, era stata dai carabinieri di Arcidosso e aveva raccontato loro tutte le vessazioni che aveva dovuto subire. Koc Mahmut, qualche ora più tardi aveva chiamato il cugino, per chiedergli di accompagnarlo a parlare con il rivale d'amore, il ventottenne Serkan Yigitce. Ma quando è arrivato dietro l'auto del barista ventottenne ha visto che su quell'auto c'era anche sua moglie. Yigitce si è fermato, è sceso dall'auto e ha cercato di scappare nel bosco. Ma Mahmut è stato veloce e lo ha raggiunto con un coltello lungo trenta centimetri in mano. Un colpo, due colpi, tre colpi: alla gola, alla schiena, a un braccio. Era stato il cugino dell'uomo a disarmarlo e a farlo scappare. Ed era stato sempre lui a soccorrere il giovane e accompagnarlo al pronto soccorso dell'ospedale di Castel del Piano. I carabinieri di Arcidosso, quel giorno, non ci hanno messo troppo a ricostruire tutta la vicenda. Nell'auto dell'uomo avevano trovato quattro coltelli da cucina, tutti con lame superiori ai trenta centimetri. Koc Mahmut voleva uccidere il suo rivale in amore. Le sue intenzioni, agli investigatori, erano sembrate subito chiare. Così chiare che la mattina stessa aveva affidato il figlio minorenne a casa di un amico, perchè non assistesse a quella scena. Ma gli investigatori hanno scoperto anche qualcosa di più. La vittima dell'aggressione era stata anche minacciato dalla comunità curda di Arcidosso, che aveva fatto fronte comune con Koc Mahmut. Minacce che erano arrivate all'indirizzo del ventottenne barista, che lavorava nel locale del turco, subito dopo che il ragazzo aveva parlato con i carabinieri. La realzione tra la donna e il ventottenne quindi, era stata condannata anche dalla comunità che vive sull'Amiata. Ma la moglie di Mahmut, nonostante la denuncia presentata ai carabinieri quella stessa mattina, non ha mai manifestato rancore nei confronti dell'ex marito. Difeso da Alessio Bianchini e Adriano Galli, Mahmut ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato.
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