Sicurezza
Il sindaco è chiaro: lordinanza comunale non può andare contro le scelte fatte a Roma
«Staremo alle leggi nazionali»
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SINDACO. Emilio Bonifazi Bonifazi attende le decisioni in Parlamento: «Ma il decreto c'è già»
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GROSSETO. «Certo se il decreto non viene convertito in legge, noi manteniamo l'ordinanza. Ma se la legge nazionale prevede la liberalizzazione, non posso far altro che applicarla»: è chiaro il sindaco Emilio Bonifazi. Se le aperture dei negozi diventano materia di legge nazionale, e non più regionale o comunale, Grosseto potrà solo adeguarsi. La questione, però, è complessa. Perché in un primo tempo la norma che consentiva a tutti i negozi, nessuno escluso, di aprire senza limiti, era in un primo tempo contenuta nella finanziaria in questi giorni in approvazione fra mille polemiche. Quindi, con la fiducia, sarebbe diventata a tutti gli effetti legge dello Stato. Da qualche giorno, invece, la norma è stata stralciata in un decreto, soggetto quindi a conversione in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, che restringe alle sole città d'arte e turistiche la liberalizzazione totale. «La Regione - spiega ancora Emilio Bonifazi - farà probabilmente ricorso alla Corte Costituzionale, sostenendo che la norma è competenza regionale e non statale. Ma, finché non ci sarà un pronunciamento, la legge sarà in vigore. In sostanza, non possiamo fare molto. Del resto non ci dimentichiamo che noi partivamo da una situazione opposta: l'ordinanza era nata non per imporre di chiudere, ma per consentire di aprire tre domeniche su quattro in deroga alle norme regionali». Un altro problema è legato alle città d'arte e turistiche. Nel vecchio elenco della Regione Grosseto ne fa parte. E, in effetti, non potrebbe essere diversamente, il turismo è una delle principali fonti di reddito di questa zona. Resta da capire se l'elenco, con il decreto, è decaduto o è sempre in vigore. Il decreto prevede che le Regioni debbano farlo entro la fine dell'anno, ma non dice esplicitamente che il vecchio decade. Insomma, un caos normativo. «Sento che molti negozi domenica prossima, pur essendo la terza, pensano di stare aperti. Vediamo cosa succederà in Parlamento da qui a domenica. Se convertono il decreto in legge, ritiriamo l'ordinanza. Sennò la lasciamo in vigore, con tutte le conseguenze del caso. Anche se credo che, se dovessimo fare qualche multa (1000 euro a esercizio, ndr) saremmo esposti ai ricorsi e li perderemmo». (g.fior.)
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