Il Tirreno

Grosseto

Forse un corto circuito la causa dell’incendio divampato martedì nella città del Golfo

Rogo causato da un furgone

Paola Villani
<b>SAVINOTTI.</b> L&#146;azienda danneggiata dalle fiamme
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SAVINOTTI. L’azienda danneggiata dalle fiamme

Il veicolo sostava accanto al deposito pancali dell'azienda Savinotti

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 FOLLONICA. Con molta probabilità l'incendio della zona industriale ha preso vita dal furgoncino. Nessuna conferma ufficiale: per adesso gli inquirenti rimangono vaghi sulle responsabilità del rogo che ha danneggiato dodici capannoni nella zona industriale follonichese martedì scorso, ma la pista più probabile pare essere quella di un corto circuito al furgone.  Il veicolo era parcheggiato accanto al deposito di pancali dell'azienda Savinotti.  Già la sera dell'incendio la prima voce che si sparse tra i presenti fu proprio quella che il tutto era partito dal mezzo parcheggiato a fianco del capannone.  C'è chi quella sera raccontava che nella prima telefonata arrivata ai vigili del fuoco la persona che aveva dato l'allarme avesse detto di aver visto andare a fuoco un furgone. Così almeno trapela dai bene informati, e se questa ipotesi fosse confermata dalle indagini allora l'assicurazione della ditta di autotrasporti, proprietaria del mezzo, dovrebbe accollarsi i danni provocati ai vari locali coinvolti dalle fiamme.  Un capannone è stato completamente distrutto e altri hanno riportato danni, seppur minori: le cifre per il ripristino della situazione iniziale certo non saranno di poco conto. Intanto l'amministrazione comunale ha stilato due ordinanze per la messa in sicurezza e la bonifica dell'area incendiata dove si trovano materiali in eternit, residui del tetto contenenti amianto e quindi altamente inquinanti. Il compito del proprietario del fondo e dell'affittuario è oggi quello di individuare le parti tossiche e poi smaltirle seguendo le procedure del caso. Fino a quando infatti i pezzi delle coperture costruite con pannelli in eternit crollati a causa dell'incendio sono stati bagnati il rischio di dispersione in aria o nel terreno non c'era, perché l'acqua faceva da collante tra i materiali e le spore inquinanti.  Ora però, dopo una settimana, occorre che i rifiuti siano portati via oppure confinati e per farlo sia il proprietario che l'affittuario avranno due mesi di tempo. Dal Comune fanno sapere che sono già iniziate le verifiche che poi porteranno alla bonifica della zona. Ancora invece non è dato sapere quando l'azienda di Massimo Savinotti potrà riaprire i battenti: i cinque dipendenti dell'impresa tutti del Ghana stanno quindi aspettando di sapere quando potranno ricominciare a lavorare.

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