Italia
Il tempio della cremazione in città
Francesca Gori
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IL PROGETTO. A sinistra il plastico del tempio della cremazione a destra una sezione dellimpianto ideato dallarchitetto Roberto Aureli Aureli ha presentato un'osservazione al regolamento urbanistico
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GROSSETO. Il progetto per la realizzazione del forno crematorio a Grosseto c'è già e porta la firma dell'architetto Roberto Aureli, presidente della Socrem. Quello che manca è la presenza dell'opera nel regolamento urbanistico. Per questo l'architetto, lo scorso giugno, ha presentato un'osservazione all'amministrazione comunale. Bastano due ettari di terreno e un milione di euro. Aureli, quel progetto, lo aveva già presentato all'allora assessore ai Lavori pubblici Andrea Agresti. Era il 2004. Poi ci aveva riprovato due anni fa con l'assessore Frosolini. Ora lo farà avere a Monaci, che guida l'assessorato ai Lavori pubblici. Perché i conti, oggi, tornerebbero e Grosseto potrebbe quindi affrancarsi dalla dipendenza da Livorno, dove le salme dei defunti vengono cremate. «È una battaglia di civiltà - spiega l'architetto Aureli - che permetterebbe ai cittadini di risparmiare soldi ma anche il disagio dell'ultimo viaggio verso Livorno». Il progetto firmato Aureli prevede infatti la realizzazione di un tempio per la cremazione in città che potrebbe svilupparsi in due moduli. Con la realizzazione del primo (l'investimento previsto è di circa un milione di euro), in quattro anno si potrebbe arrivare alla cifra che serve per la costruzione del secondo. Una struttura con due sale del commiato al primo piano, dove salutare il caro estinto, un montacarichi per far arrivare il feretro direttamente nella sala e poi riportarlo giù, all'impianto crematorio. «Il forno costa circa 350mila euro - dice - e per gestire un tempio come quello che ho ideato basterebbero due addetti». Sì, ma il numero di salme? «Le previsioni parlano chiare - dice - in meno di dieci anni il numero delle persone che ha scelto la cremazione è aumentata del 15%. Basterebbe quello che abbiamo oggi per mandare l'impianto a regime». Cinquecento salme all'anno, solo nella provincia di Grosseto. «Poi potrebbero essere cremati a Grosseto anche i defunti di altre città - dice - come quelli che arrivano dal viterbese o da Siena, dove il forno è stato dismesso». I cittadini risparmierebbero, quindi. «La cifra che si paga oggi per andare a Livorno è quella che è stata garantita grazie alla convenzione della Socrem - spiega Aureli - e sono circa 470 euro». Ma bisogna considerare che un'impresa di pompe funebri, per portare la salma del caro estinto a Livorno, impiega un dipendente che sta fuori otto ore. E in più deve calcolare il carburante per coprire quasi 300 chilometri andata e ritorno. «Proprio per questo - aggiunge - quando abbiamo ideato il crematorio sono subito cominciate le richieste da parte delle imprese private per la realizzazione e la gestione dell'impianto». Imprese private che sono per la maggior parte imprese di pompe funebri, pronte ad entrare in società per sostenere il project financing del crematorio di Grosseto. L'unica cosa che manca, quindi, è il via libera del Comune che potrebbe arrivare con il prossimo regolamento urbanistico.
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