Il Tirreno

Grosseto

«Il Falusi non sarà privatizzato»

<strong>L’ISTITUTO.</strong> Il Falusi
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L’ISTITUTO. Il Falusi

Il presidente della Società della salute rassicura i sindacati

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MASSA MARITTIMA. Non ci sarà nessuna privatizzazione al Falusi. O quantomeno non esistono proposte convinte in questo senso al momento. I vertici dell'Istituto rispondo alla Cisl che la scorsa settimana ha lanciato l'allarme della privatizzazione tanto del Falusi che dei contratti dei dipendenti.  «L'Istituto resterà pubblico» dice il presidente della Società della salute Luciano Fedeli. «E i servizi saranno comunque affidati come abbiamo fatto fino ad ora». La Cisl era intervenuta dopo alcuni rumors che volevano la possibilità di privatizzare i servizi e il contratto dei dipendenti, un'ipotesi contro cui il sindacato si è detto contrario sin da subito. «Ma non c'è nessuna proposta nè ufficiale nè ufficiosa al riguardo» spiega Roberto Schiavetti, presidente del Falusi. «L'argomento è stato sollevato all'ultimo tavolo di cooperazione, a cui erano presenti anche le tre sigle sindacali, insieme ai sindaci, le associazioni e alla Sds». Niente di concreto, però. «Io ho detto solamente - continua Schiavetti - che dobbiamo prendere in considerazione tuti gli strumenti per poter andare avanti». Ed è da qui che è uscito l'argomento privatizzazione. Una discussione che può essere fatta attorno a un tavolo, insomma, come molte altre durante un confronto. «Non c'è niente di sostanziale» ribadisce Fedeli. Domani è prevista la convocazione del consiglio d'amministrazione dell'Istituto, in modo da poter discutere anche della potenziale riorganizzazione del Falusi. «Se ci saranno delle proposte verranno confontate anche le parti sociali, come sempre» contina Fedeli. Il presidente della Società della Salute sembra un po' sorpreso dall'intervento della Cisl. «Qualunque proposta l'abbiamo sempre discussa con i sindacati. - dice - Nel prossimo consiglio comunale approveremo il nuovo regolamento che verrà poi sottoposto anche al loro parere, in modo da vedere se occorrano delle modifiche». Lo stupore di Fedeli viene dal confronto con i terriotri limitrofi: «abbiamo sempre consultato i sindacati, su ogni decisione o progetto. Quante alre zone possono dire lo stesso in Maremma?»

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