Il Tirreno

Grosseto

Barbone picchiato c'è l'identikit dei due aggressori

Federico Lazzotti

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 GROSSETO. C'è uno stralcio di identikit delle persone che la sera di domenica 4 settembre avrebbero picchiato a calci e pugni un senzatetto grossetano di 31 anni procurandogli la frattura di una costola. Sulla descrizione dei due giovani, forse stranieri, stanno lavorando i carabinieri che hanno aperto un'indagine sull'aggressione avvenuta davanti alla chiesa del Crocifisso.  Dietro al pestaggio però, gli inquirenti non escludono che ci possa essere qualcosa di più: un racket dell'elemosina, una guerra tra poveri o pseudo tali che si dividono la città, in particolare i luoghi di culto e i supermercati e quando non viene rispettato scattano vendette e punizioni. Non a caso, il senzatetto aggredito nove giorni fa avrebbe spiegato, in quello che era un colloquio privato con un militare, di aver sentito gli aggressori dire: «Tu qui non ci puoi stare», prima di essere preso a calci e pugni quando si è attardato davanti al portone della chiesa.  A far scattare l'indagine, per l'appunto, non è stata una denuncia presentata dalla vittima ma il referto rilasciato il giorno successivo all'aggressione nel quale i medici del pronto soccorso dimettevano il ferito con una prognosi di venticinque giorni per una «frattura all'ottava costola». Aggiungendo che le ferite sarebbero compatibili con calci e pugni. Il senzatetto quando è stato dimesso ha raccontato quello che gli era accaduto ma senza formalizzare una denuncia e mostrandosi sempre poco collaborativo nel raccontare ciò che aveva subito.  Nei prossimi giorni - confermano i militari - il senzatetto potrebbe essere convocato in caserma e ascoltato come testimone oltre che come vittima. Per il momento, infatti, il trentunenne sarebbe stato vago nel racconto di quello che è successo tra le 20 e le 20.30 davanti alla chiesa del Crocifisso, nella zona della Cittadella. Forse a frenarlo potrebbe essere la paura. Ecco perché gli inquirenti, parallelamente, stanno cercando di risalire a testimoni in grado di raccontare quanto successo e fornire un identikit più dettagliato degli aggressori. Per il momento si parla di due persone giovani, forse sulla trentina che parlavano con un accento marcatamente straniero. Poco, per ora, per dargli un nome.

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