Il Tirreno

Grosseto

L'aula me la imbianco da solo

Elisabetta Giorgi
<b>DOCENTI.</b> Paolo Bernardini, insegnante di chitarra in via Garigliano, con i pennelli in mano A destra la dirigente Paola Brunello con Stefano Ruzzante
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DOCENTI. Paolo Bernardini, insegnante di chitarra in via Garigliano, con i pennelli in mano A destra la dirigente Paola Brunello con Stefano Ruzzante

Edificio sporco da anni. Alunni e insegnanti prendono secchio e pennello

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 GROSSETO. «Ci vedesse la Gelmini...». Chissà cosa direbbe a vedere le sedie sui tavoli, i cartoni per terra, una bella mano di vernice alle pareti, e un esercito di novelli "tinteggiatori" che in quattro ore, ieri a Grosseto nella scuola media di via Garigliano, ha inondato di arancio e indaco 1.000 metri quadrati di aule, sgabuzzini e toilettes. Un'autentica rivoluzione del fai da te.  Più che un progetto una filosofia di vita, più che un lavoro un messaggio da lanciare. E i protagonisti di questo restyling non sono operai di mestiere ma volontari un po' speciali: un esercito di genitori, figli e insegnanti - un centinaio in tutto - trasformati in imbianchini per un giorno, come il sindaco di Mulazzo (in provincia di Massa e Carrara) Sandro Donati, che senza soldi del Governo due giorni fa ha riverniciato la sua scuola da sé.  «Ci vedesse la Gelmini non le parrebbe il vero perché risparmia tanti di quei soldi...», sorride il professor Paolo Rocchi con un secchio di vernice in mano. Ha 64 anni e insegna francese, ma ieri ha lasciato Flaubert a casa per pitturare d'azzurro la parete del bagno. Sale e scende dal wc, si allunga per colorare ogni angolino dietro allo sciacquone. Spolvera finestre e spruzza spray mentre passa il mocio dietro alla porta. Che lavoro fa? «Insegnerei francese: non si vede?». Fino a ieri nella scuola di via Garigliano (statale ma edificio comunale), le pareti erano così piene di scritte con nomi di fidanzatini e "abbasso matematica", che la dirigente scolastica Paola Brunello (coautrice tra l'altro del libro "L'altra città" sul ruolo del volontariato) ha messo mano a una trovata cullata già da mesi. «È stato il collega Sordini - spiega la Brunello - a lanciare l'iniziativa ai docenti: perché non imbiancare le pareti insieme ai ragazzi e ai genitori? Abbiamo scritto alle famiglie e molte hanno aderito». Poi puntualizza: «La nostra non è una critica al Comune che invece si impegna e ci ha messo a disposizione il materiale: secchi e vernici costose. Non vogliamo far passare quel messaggio. Tra l'altro proprio il Comune rimetterà a nuovo gli infissi: insomma, il suo lo sta facendo». Solo che la tinteggiatura non era stata ancora messa in calendario; così «si è giocato d'anticipo e l'abbiamo fatta da soli. Più che altro è per sensibilizzare gli studenti e insegnare loro ad aver cura delle cose».  Messaggio raccolto da un gruppo di studenti che saltella da una stanza all'altra. Francesca, Federica, Camilla e altri bambini di 11 e 12 anni puliscono la III E come fosse un lavoro. «Siamo qui dalle 8, i muri erano scrostati, lo stucco si era gonfiato e aveva fatto rilievo: ci siamo messi all'opera e d'ora in poi chi sporca pulisce».  Ottimo clima, atmosfera da gioco ma anche sudore. I manovali sono padri, madri e figlie: come Nausicaa (42 anni) e Elena (12) che si danno il cambio coi pennelli. Ci sono contabili, professionisti e agricoltori. Custodi e insegnanti di chitarra. Paolo Coli, 50 anni, commercialista, spiega che «mia figlia fa la terza, oggi non ho lavorato e sono venuto qui con lei». Anche Piero Sforzi, agricoltore a Marrucheto, lavora sodo col figlio. Stefano Ruzzante, vicario della dirigente scolastica, insegna lettere ed è sceneggiatore (ha lavorato con Francesco Falaschi): non tinteggia ma sta dietro le quinte (al solito), a osservare «questi ragazzini che saltano come cavallette...». Ivan Calò, 31 anni, ha vinto la cattedra di ruolo, e «baciato dalla fortuna in tempi di crisi, sono uscito dal precariato e son qui per dare un segnale buono». Paolo Bernardini, docente di chitarra, tinteggia e imbraccia i pennelli come se suonasse la chitarra. In tempi di crisi è poesia. «Sicuramente un messaggio alle istituzioni perché ci diano una mano», dice. «Ma anche agli studenti perché abbiano a cuore le proprie cose». E ad altre scuole perché facciano altrettanto.  «Questo è davvero il modo in cui una cosa pubblica può entrare nell'anima di tutti».

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