Il Tirreno

Grosseto

In ruolo dopo venti anni

Sara Landi
<b>PRECARIA DAL 1990</b> Maria Rita Zanaboni
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PRECARIA DAL 1990 Maria Rita Zanaboni

Insegnante di musica era precaria dal 1990

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 GROSSETO. Ha fatto scalpore nei giorni scorsi la notizia dell'insegnante siciliana ultra 60enne che alla soglia della pensione è diventata quest'anno di ruolo. Ma al di là dei casi limite il mondo dei precari della scuola è pieno ovunque di storie da raccontare, da Nord a Sud.  Storie di ordinario precariato e straordinari sacrifici che a volte terminano col lieto fine. A costo di penare oltre vent'anni prima di ottenere l'immissione in ruolo. E' il caso esemplare della grossetana Maria Rita Zanaboni, insegnante di musica e pianoforte alle scuole medie. A dicembre compirà 45 anni ma solo alla fine di agosto ha potuto leggere nel telegramma inviato dall'Ufficio scolastico provinciale la frase magica, quella che può fare la differenza tra sopravvivere e iniziare a progettare la propria vita: "contratto a tempo indeterminato". Quelle parole Maria Rita ha sognato di poterle leggere fin dal 1990 quando vince il concorso ordinario a cattedra per educazione musicale e per la classe di pianoforte. Supera una selezione durissima, tanti non ce la fanno. Ma in breve si accorge a sue spese che quel concorso non sarà la garanzia di un posto di lavoro a scuola. In quella scuola dove ha scelto di lavorare sacrificando all'insegnamento un futuro e una carriera da concertista. «In venti anni da precaria ho girato in lungo e in largo la provincia - racconta - a volte anche per poche ore di insegnamento pur di non perdere il punteggio. Ho spalato la neve sull'Amiata per poter raggiungere la scuola, un anno sono andata al Giglio per sole 6 ore spalmate su due giorni, poi c'è stata anche la cattedra mari e monti». La pizza però non c'entra niente: è evidente che una grossa dose di coraggio e autoironia l'ha aiutata a sostenere anche le situazioni più clamorose. «Staccavo ad Arcidosso alle 12 - ricorda Maria Rita - e alle 14 dovevo essere in servizio a Follonica. Più mare e monti di così». Ma la professoressa Zanaboni è pentita di aver tribolato così tanto per arrivare alla meta? «Direi che ho preso tanti ceffoni dal sistema scolastico per come funziona adesso - ammette senza pensarci troppo - ma le soddisfazioni che ti danno i ragazzi a scuola sono indescrivibili». Lo dimostra il fatto che quest'anno avrebbe potuto scegliere la sede, e quindi decidere di non fare più la pendolare lavorando in città, ma ha preferito confermare il suo posto ad Arcidosso, dove alle scuole medie dell'istituto comprensivo porterà all'esame di terza media la sua classe, quella che ha seguito finora, pur da precaria con incarichi annuali. «Siccome si tratta di una sperimentazione e per la prima volta portiamo in fondo una classe - dice - mi sembrava giusto per i ragazzi garantire la continuità didattica perché li aspetta una prova importante». Una ormai ex precaria storica cosa si sente di dire ai suoi "compagni di sventura"? «Voglio esprimere la massima solidarietà possibile a tutti i colleghi che ancora non hanno potuto realizzare il sogno dell'immissione in ruolo - dice Maria Rita - Quello che deve essere chiaro è che purtroppo i sacrifici, la passione, la professionalità non sempre pagano: se non si ha la fortuna che esca la propria classe di concorso e che ci siano posti sufficienti il sogno può sfumare e slittare di anno in anno. Ma non dipende dal fatto che si è meritevoli, purtroppo». Anche per questo motivo secondo la professoressa Zanaboni la "lotteria" delle nomine distrugge e offende la dignità degli insegnanti. E d'altronde anche per lei non è ancora finita. Ora la attende l'anno di prova durante il quale sarà seguita da un tutor: al termine una commissione dovrà dare il via libera alla sua immissione in ruolo definitiva. «L'odissea non è ancora finita - chiosa - ma ringrazio Dio che sia andata così e auguro anche a chi è ancora nella giungla di uscirne vittoriosi».

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